mercoledì 3 maggio 2017

Ancora su Muntari

Gli insulti a Sulley Muntari non sono purtroppo i primi verificatisi nel campionato italiano nei confronti di un giocatore di colore. 

Successe anche nel 2005 allo stadio San Filippo di Messina: il difensore ivoriano della squadra locale fu bersagliato dai cori offensivi di alcuni tifosi interisti; a metà del secondo tempo Marc Zoro, vilipeso da simili stupide manifestazioni di meschinità umana, era intenzionato a lasciare il campo e fu convinto da Adriano a proseguire la gara. 

Nella foto della Gazzetta dello Sport qui accanto sulla destra si scorge anche la sagoma di Obafemi Martins, pure lui nero di pelle: neanche in quell'occasione, come domenica scorsa, passò il messaggio che Zoro veniva attaccato in quanto giocatore avversario e non perché di colore (altrimenti pure il nigeriano nerazzurro sarebbe stato insolentito). Gli insulti di questo tipo appartengono al capitolo "stupidità" e non "razzismo", e in questo senso la reazione di organizzazioni internazionali come l'ONU fa sorridere per come anche all'estero non si sia compresa la matrice delle ingiurie. Il razzismo e la xenofobia per combatterli e vincerli vanno prima riconosciuti, altrimenti si derubrica il fatto ad una dimensione illogica certamente diversa da quella reale.

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