venerdì 15 aprile 2016

Pro o contro le trivelle


Il referendum di domenica 17 aprile è vissuto in maniera demagogica da chi si recherà a votare per il NO. Questi benpensanti ritengono che sia giusto impedire la proroga delle concessioni per l'estrazione di combustibili fossili da piattaforme situate in acque entro le 12 miglia marina. La ragione è che queste estrazioni sono considerate pericolose per i potenziali sversamenti del giacimento. La vittoria del NO impoverirebbe l'economia italiana dato che il fabbisogno energetico dovrà essere soddisfatto importando gli stessi carburanti dal mercato internazionale. Questo medesimo approccio ideologico contro il progresso ricorda la battaglia referendaria del 2011 in cui la maggioranza assoluta degli aventi diritto votò contro la produzione nazionale dell'energia nucleare. L'effetto di quella scelta è che in Italia non vi sono centrali nucleari e che il 5% circa del fabbisogno elettrico nazionale viene importato dall'estero dove viene prodotto con modalità atomica.

Osservando i partiti politici favorevoli al NO, non vi dovrebbero essere dubbi sull'astensionismo.

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