martedì 19 aprile 2016

"Massa di ebrei"


Nell'ultima giornata di campionato alcuni tifosi juventini hanno apostrofato i rivali della Fiorentina appellandoli come "massa di ebrei". Il giudice sportivo, letto il referto della terna arbitrale, ha sanzionato lo Juventus Stadium con una diffida, atto preliminare alla squalifica del campo qualora il gesto si ripetesse in futuro. Viene così una volta di più ufficializzato il fatto che sia un insulto definire "ebreo" il nemico avversario di turno. Ma perché minacciare di far giocare una gara a porte chiuse se solo una parte del pubblico presente allo stadio ha attuato questo comportamento? Certo è più agevole erogare una pena generica piuttosto che visionare le numerose telecamere presenti nell'impianto sportivo per individuare i diffamatori e punirli di conseguenza. Se le responsabilità penale è personale,
uno stato civile dovrebbe sanzionare solo i rei e non anche tutti gli altri spettatori. La punizione collettiva consente anche la costruzione di un potere di ricatto degli ultrà sulla società, che paga oggettivamente i costi del mancato introito degli incassi.

Il punto è anche e soprattutto un altro: se viene considerato ingiurioso definire "ebree" altre persone, significa che culturalmente esiste la codificazione di questo popolo come caratteristica negativa: se le teste di c***o che hanno gridato "massa di ebrei" non avessero voluto insultare i tifosi della Viola li avrebbero definiti come "buddisti", "norvegesi" o "novaresi". Quindi il giudice sportivo ha preso atto di uno stupido atteggiamento comune, e questo è ciò che di peggio potesse partorire.


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