venerdì 24 luglio 2015

Il doping tecnologico

Il doping tecnologico
Lo si usa (forse) ma non si dice 
Alla ricerca del motorino tra gossip, indiscrezioni e indagini 

L'ultima frontiera del ciclismo professionistico è l'introduzione di motorini inseriti nei telai delle biciclette. I corridori sono sottoposti a una buone dose di controlli antidoping (ma non tra mezzanotte e le otto del mattino, orario nel quale possono somministrarsi qualsiasi sostanza vietata, a patto di non lasciare tracce in sangue e urine l'indomani) ma le ispezioni sul mezzo non sono previste dal regolamento UCI.

Qualche giorno fa sono stati pubblicati i dati della frequenza cardiaca di Froome durante un'ascesa del Tour 2013 e non vi era correlazione tra i suoi battiti del cuore e lo sforzo profuso (inoltre il britannico mulinava le gambe come fosse in pianura). E ci sono anche altri episodi controversi: la bicicletta di Hesjedal che muove i pedali in autonomia dopo una caduta del corridore disarcionato. Oppure il buon Cancellara che si premurava di affidare (occultare) il proprio mezzo ai suoi meccanici dopo la vittoria alla Roubaix del 2013.

Il doping tecnologico non è pericoloso per la salute, tuttavia è un elemento di opacità che trucca la bontà delle prestazioni sportive e come tale andrebbe combattuto e non assecondato come sta facendo l'Unione Ciclistica Internazionale.


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