mercoledì 17 giugno 2015

Convocare italiani all'estero


La Nazionale di calcio italiana ha un rendimento discutibile. Ieri perdendo con il Portogallo, che era privo del Pallone d'Argento Cristiano Ronaldo sostituito degnamente da Ricardo Quaresma, l'Italia ha perso il diritto di essere testa di serie ai gironi di qualificazione del Mondiale di Russia 2018. A Brasile 2014 e Sudafrica 2010 era stata eliminata meritatamente al primo turno.

Gli azzurri sono guidati in panchina da Antonio Conte, uno che avendo nel 2012 scontato 4 mesi di squalifica per vicende legate al Calcioscommesse forse non aveva i requisiti morali per fare il commissario tecnico della Nazionale. O forse sì in una federazione dove Tavecchio riveste il ruolo di presidente con Lotito come vice risultava il candidato ideale.

Nella formazione azzurra di ieri che ha registrato quale migliore in campo il 36enne Andrea Pirlo, sono scesi in campo 3 giocatori di scuola straniera (Soriano, Sansone e Vazquez) come ad affermare la difficoltà italica nel produrre giocatori azzurrabili formati nei vivai dello Stivale. Non si tratta di un problema recente quello del calcio che nel nostro Paese che ha perso i connotati di sport popolare sia nei costi per assistervi che nei corsi di preparazione agonistica. La frequentazione delle scuole calcio presenta spese importanti per l'iscrizione dei ragazzi e ciò ha progressivamente dirottato sempre più giovani italiani a praticare altre discipline sportive. Il risultato di questo darwinismo sociale ha depauperato la forza delle squadre italiane: i club hanno supplito a queste mancanza importando campioni dall'estero (l'esempio dell'Inter del Triplete su tutti), strada che sta intraprendendo con maggiori difficoltà oggettive anche l'Italia.



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