venerdì 20 giugno 2014

Libero copione?


A pagina 15 dell'edizione del 20 giugno 2014 di Libero c'è un articolo abbastanza copiato da La Repubblica del 26 marzo 2003. La giornalista Cristiana Lodi ha preso infatti ispirazione dal quotidiano "nemico" non solo prendendo parte del testo, ma - già che c'era - pure la foto. Nulla di male, però in questi casi è più elegante citare la fonte piuttosto che spacciare per proprio un contenuto non originale.





Mistero di Castiglioncello, il "biondino"
accusato, ma mai stato in Italia, ora chiede i danni
Scagionato il barista inglese
"Fu un errore, il Dna non era suo"
di MAURIZIO BOLOGNI
FIRENZE - La prova del Dna sembrava averlo incastrato. La controprova l'ha scagionato. Tutto in poco più di un mese. Peter Neil Hankin, il barista inglese incarcerato il 13 febbraio vicino Liverpool con l'accusa di aver ucciso in agosto la ventiquattrenne Annalisa Vincentini durante la rapina ad una coppietta a Castiglioncello, in Italia, dove il ventitreenne cittadino britannico giurava di non essere mai stato, è stato prosciolto ieri da un giudice londinese per "un manifesto errore nella schedatura genetica".

Nei mesi scorsi, ricevuto il profilo genetico dell'omicida così come il Ris lo aveva rilevato in più punti della pineta della rapina a Castiglioncello, era stata Scotland Yard a chiamare i carabinieri di Livorno: "Abbiamo il vostro uomo, il 'biondino' assassino della pineta, c'è coincidenza tra il Dna dell'omicida e quello di un barista della periferia di Liverpool finito nella banca data genetica per guida in stato di ebbrezza". E così, in febbraio, a Livorno i carabinieri avevano festeggiato la soluzione del caso senza però trovare tracce del passaggio di quel "biondino" sulla costa. "Non importa, la prova del Dna è schiacciante" sostennero. Invece ecco il colpo di scena.
Il tribunale londinese di Bow Street, di fronte al quale Hankin compare a febbraio e che concede la libertà su cauzione al barista, ordina una controprova del Dna e dopo qualche settimana Scotland Yard ammette l'errore: "Abbiamo esteso la verifica ad un numero maggiore di regioni genetiche rispetto alle 8 controllate originariamente e su una di queste non c'è coincidenza tra il Dna di Hankin e quella dell'assassino della pineta".

E così ieri Hankin è stato prosciolto con formula piena. Ha pianto quando il suo avvocato gli ha telefonato la notizia al pub dove lavora, e ha detto che non gli basteranno semplici scuse. "Voglio un risarcimento, chi ha sbagliato nell'identificarmi dovrà pagare" ha dichiarato Hankin. "Non ho mai posseduto un pistola, non sono mai stato in Italia e venti persone potevano testimoniare che il 19 agosto, giorno dell'omicidio in Italia, ero qui al Buckley's pub, per servire birre alle persone tornate da un funerale".

Un altro "biondino", dunque, quel 19 agosto assalì Annalisa e il suo amico fermi in auto nella pineta di Castiglioncello, rapinò 150 euro alla coppia, sparò con una vecchia Makarov uccidendo la ragazza e fuggì dopo aver lottato con l'uomo. Chi era? Le indagini ripartono da zero dopo che già in ottobre un'altra persona, un giovane rumeno, era stato prima incarcerato e poi scagionato.
(26 marzo 2003)




Il precedente
Il biondino della pineta
incastrato e scagionato

 In tantiricordano ilcosiddetto delitto dellapineta e
il clamoroso errore del Dna. La prova del codice geneti-
co sembrava averlo incastrato. La controprova l’ha sca-
gionato. Tutto in poco più di un mese. Era il 19 agosto
2003. Peter Neil Hankin, barista inglese incarcerato il 13
febbraio dello stesso anno vicino Liverpool con l’accusa
diaver ucciso in agosto la ventiquattrenne Annalisa Vin-
centini durante una rapina a Castiglioncello (Toscana),
era innocente. E lui, cittadino britannico, ha giurato fino
allo sfinimento non solo di non essere l’omicida, ma an-
che di non essere mai stato in Italia.
Era stata Scotland Yard a chiamare i carabinieri di Li-
vorno:«Abbiamo ilvostro uomo,il“biondino” assassino
dellapineta checercate,c’è coincidenzatrailDnadell’o-
micida e quello di un barista della periferia di Liverpool
finito nella banca dati genetica per guida in
stato di ebbrezza». E così, a febbraio, a Livor-
no i carabinieri avevano festeggiato la solu-
zione del caso senza però trovare tracce del
passaggio di quel “biondino” sulla costa.
«Nonimporta,laprovadelDnaèschiaccian-
te», sostennero tutti. Invece ecco il colpo di
scena.
Il tribunale londinese di Bow Street, di
fronte al quale Hankin compare a febbraio e
che concede la libertà su cauzione al barista,
ordinaunacontroprovadelDnaedopoqual-
chesettimanaScotlandYardammettel’erro-
re: «Abbiamo esteso la verifica a un numero
maggiore di regioni genetiche rispetto alle 8 controllate
originariamente e su una di queste non c’è coincidenza
tra il Dna di Hankin e quella dell’assassino della pineta».
E così Hankin viene stato prosciolto con formula pie-
na. Ha pianto senza fermarsi quando il suo avvocato gli
ha comunicato la notizia al pub dove lavorava e dove si
trovava anche la sera del delitto della pineta. «Non mi
basteranno semplici scuse. Voglio un risarcimento, chi
ha sbagliato nell’identificarmi dovrà pagare», aveva di-
chiarato Hankin. «Non ho mai posseduto una pistola,
non sono mai stato in Italia e venti persone potevano
testimoniare che il 19 agosto 2003, giorno dell’omicidio
in Italia, ero qui al Buckley’s pub, per servire birre alle
persone tornate da un funerale».
Unaltro“biondino”,dunque,quel19agostoassalìAn-
nalisa e un suo amico fermi in auto nella pineta di Casti-
glioncello, rapinò 150 euro alla coppia, sparò con una
vecchia Makarov uccidendo la ragazza e fuggìdopo aver
lottato con l’uomo. Chi era?
CRI.LO.

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