lunedì 5 maggio 2014

Inc****ture di fine stagione


Se disgraziatamente fossi un tifoso giallorosso della Roma, dopo il 4 a 1 di Catania, mi dimetterei. La storica affinità alla sconfitta dei capitolini raggiunge infatti endemicamente i livelli della farsa. A scudetto non ancora assegnato, e con lo scontro diretto ancora da disputarsi, l'allenatore francese "pluristimato" getta la spugna in conferenza stampa e incorona gli avversari juventini. In condizioni normali un tecnico così rinunciatario verrebbe ripudiato dai suoi stessi tifosi, prima che dalla dirigenza, ma la città di Roma è una piazza particolare e le sconfitte - frequenti visto che il numero dei campionati vinti complessivamente dalle squadre della Capitale è inferiore a quello di città come Genova, Bologna o Vercelli (!) - sono considerate l'eventualità più onorevole, oltre che più probabile.

Le quattro pere rimediate in terra etnea dalla squadra di Garcia è accompagnata da alcuni dati significativi della portata storica di questa sconfitta: prima di ieri il Catania aveva fatto complessivamente 26 gol in 35 partite, contro i giallorossi al Cibali altri 4; la Roma, che ha la difesa migliore del torneo, aveva subito prima della tappa al Massimino solo 19 reti (0,54 a partita). Il vero record sono le 2 segnature di Mariano Izco: 2 gol nella gara di ieri che si sommano agli altri 3 nelle 7 stagioni in cui ha giocato nel campionato italiano.

Nella prossima stagione l'AS Roma dovrà affrontare anche la massima competizione europea, in un girone in cui sarà nella quarta fascia delle teste di serie. Il rischio di ripetere il 7 a 1 subito qualche anno fa a Manchester è più che un pericolo: come per la Juventus, che vince solo in Italia, i romanisti saranno esposti alla pericolosa imparzialità degli arbitraggi internazionali, i quali tendono a tutelare meno sia la lobby bianconera che quella giallorossa. I tifosi più obiettivi di queste due squadre lo sanno e proprio per questo festeggiano ora, ben sapendo di non poter esportare le loro bandiere per esultanze fuori confine.

Per quanto riguarda invece l'Inter di ieri sera, preferisco stendere un velo pietoso sul non-gioco espresso dai nerazzurri (0 tiri in porta in tutta la gara). La permanenza di Mazzarri sulla panchina interista mi pare in dubbio, anche se centrerà la qualificazione europea.

Glisso pure sul capo tifoso del Napoli "Genny ‘a carogna" che sabato scorso ha ritardato di 45 minuti l'inizio della finale di Coppa Italia, con la complicità delle istituzioni e delle autorità presenti allo stadio Olimpico: la gara, trasmessa in 77 paesi, ha mostrato a tutto il mondo il vero volto del Bel Paese, luogo nel quale qualsiasi gruppo facinoroso può orchestrare l'ordine pubblico a proprio piacimento.


domenica 04 maggio 2014

La Roma cade a Catania. Scudetto alla Juventus

Giallorossi travolti 4-1: i bianconeri conquistano il 30esimo titolo. Si infiamma la lotta per la salvezza

ROMA - La Juve ha vinto il suo scudetto numero 30. La certezza matematica arriva grazie alla pesante sconfitta della Roma a Catania (4-1) che rende inutili le ultime tre partite della Juve. I bianconeri, dall'alto dei loro 93 punti, sono irraggiungibili dai giallorossi a quota 85. La partita di domani allo Stadium contro l'Atalanta diventa così un'occasione di festa, una passerella per i protagonisti di un campionato da record. 


IL CATANIA TRAVOLGE LA ROMA - Ieri in conferenza stampa Garcia aveva alzato bandiera bianca facendo i complimenti ai bianconeri, oggi in campo i giallorossi hanno giocato senza mordente, con la testa ormai in vacanza, o al massimo alla partita della prossima settimana proprio con la Juve fresca di titolo. I padroni di casa, invece, con questo successo inaspettato ricominciano a credere al sogno salvezza. Catania in vantaggio al 26' con una bellissima azione di contropiede conclusa da una conclusione di Izco che prende in controtempo De Sanctis. La Roma è molle e gli etnei raddoppiano ancora con Izco, ancora in contropiede. Poco dopo, però, arriva un lampo giallorosso: sponda di Florenzi (in fuorigioco) per Totti che a tu per tu con il portiere non sbaglia. È un fuoco di paglia. Nella ripresa Bergessio e Barrientos rendono pesante il risultato e danno il via alla festa della Juve.

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