mercoledì 24 aprile 2013

Il PD governa per se stesso


Per la prima - e direi - ultima volta ho votato il Partito Democratico alle Politiche (lo avevo fatto in passato alle Comunali ma solo per dare la preferenza ad un candidato locale stimabile e conosciuto). 

Il PD in campagna elettorale si era proposto come soggetto politico maturo e responsabile, non solo rispetto al PdL, che al centro del suo programma ha sempre mantenuto gli interessi personali del suo fondatore e di quelli che ciurlano nel manico come lui (evasori fiscali e furbetti del quartierino in genere), e/o ai buffoni intellettuali targati cinque stelle pilotati da Grillo e Casaleggio.

Alle elezioni del 24 e 25 febbraio, pur alleandosi con i fenomeni di Sinistra Ecologia e Libertà, il partito di Bersani non era riuscito ad avere la maggioranza assoluta dei seggi nelle due camere del Parlamento e allora ha iniziato ad agire per salvare se stesso e non il Paese che lo aveva eletto: prima ha cercato di corteggiare i deputati e i senatori grillini fino ad essere umiliato da loro nel famoso incontro trasmesso in streaming con Crimi e Lombardi, poi ha cercato (vanamente) di far eleggere Marini e Prodi al Quirinale. 

L'ultima possibilità per non tornare alle urne era ri-eleggere Giorgio Napolitano, quello che nell'autunno 2011 non aveva sciolto Camera e Senato caldeggiando ed insediando invece il Governo Monti, supportato da PdL, finiani e Casini oltre che dallo stesso presenzialista PD. Già questo particolare doveva far pensare come per il Partito Democratico fosse più importante l'interesse dei funzionari della sua organizzazione rispetto a quelli del Paese (si poteva intuire che Monti avrebbe risanato le casse dello Stato - come poi fece - incrementando le tasse e deprimendo l'economia, con le conseguenze su disoccupazione, tagli alla spesa sociale e PIL che ora sono sotto gli occhi di tutti). 

Un anno e mezzo dopo, piuttosto che ritornare alle urne, magari per avere la titolarità del governo con le responsabilità politiche del caso, il Piddì piuttosto si inventa Enrico Letta Presidente del Consiglio in un Esecutivo alleato e sostenuto con il Popolo della Libertà. Il medesimo schieramento che in campagna elettorale veniva osteggiato - correttamente - come la causa del ristagno e della crisi economica partita un decennio fa.  

Di seguito quello che ci sarebbe e c'è ancora scritto nella Carta d'intenti della coalizione "Italia Bene Comune" del camaleonte Pierluigi Bersani, che doveva (e avrebbe dovuto) essere il cardine dell'azione programmatica del governo targato PD. Piuttosto che tornare a votare, il PD prima ha tentato di sedurre il MS5S e poi si è alleato con Berlusconi. Nella giornata che precede il 25 Aprile la sinistra socialdemocratica è morta e ad ammazzarla sono stati proprio gli eredi di quella storia politica gloriosa.

Noi non crediamo alle bugie delle promesse facili, quelle vendute nel decennio disastroso della destra.
Crediamo, invece, in un risveglio della fiducia, a cominciare dai giovani e dalle donne. I problemi
sono enormi e il tempo per aggredirli si accorcia. Le scelte da compiere non sono semplici né scontate.
Ma la speranza che ci muove vive tutta nella convinzione che si possano combinare cambiamento
e affidabilità, uguaglianza e rigore nelle scelte. (fonte)





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