venerdì 15 febbraio 2013

La fine innaturale del pontificato

Benedetto XVI ha abdicato. 
Era da 6 secoli (598 anni) che un papa non lasciava di sua sponte la carica ricoperta, l'avvenimento riveste quindi una sicura portata storica. 
Il capo della Santa Sede è istituzionalmente un monarca assoluto il cui mandato ha durata vitalizia: il fatto che abbia voluto dimettersi significa che durante il suo mandato è incappato in problematiche ostative che non è riuscito a risolvere, gettando infine la spugna. 
Credo che il deturpamento della sua Chiesa a cui si riferisce Ratzinger non sia tanto dovuto alle rivalità nel suo seno quanto agli scandali che sono emersi prepotentemente e che hanno riguardato, tra gli altri, pedofilia e finanza. 
In  ambedue questi casi, la reazione dell'organizzazione ecclesiale cattolica è stata quasi nulla non avendo saputo stroncare questi fenomeni molto poco cristiani. 
L'assetto istituzionale della religione cattolica apostolica romana sconta inoltre un sempre più insopportabile anacronismo: dall'obbligo del celibato per i suoi ministri del culto all'esclusione delle donne dai ruoli dirigenziali fino alla cecità sui temi etici come la contraccezione. la fecondazione assistita o l'omosessualità. Un ruolo sociale che dovrebbe sostenere le anime dei vivi in attesa della morte, che diventa vita eterna secondo le proprie credenze, si è trasformato in un esercizio autoreferenziale del potere temporale in cui di religioso è rimasto il solo formale rimando alle Sacre Scritture.








GREGORIO XII - Il secondo caso che la storia ricorda è quello di Gregorio XII, papa dal Papa dal 19 dicembre 1406 al 4 luglio 1415. Veneziano, una volta eletto si impegnò a porre fine al «grande scisma» fra i pontefici di Roma e quelli di Avignone. Ma ogni tentativo risultò vano. Solo il concilio di Costanza (1414-1417) vi riuscì. Gregorio XII rinunciò al pontificato e si ritirò a Recanati. Nel 1417, due anni dopo la sua morte, il suo successore lo nominò Pontefice Emerito di Roma. (corsera)

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