martedì 29 gennaio 2013

Ustica



In quel 27 giugno 1980 lo Stato italiano non garantì la sicurezza delle 81 persone che viaggiavano sul DC9 Itavia esploso in volo tra Bologna e Palermo. A dirlo è una sentenza della Corte di Cassazione trentatré anni dopo quella tragedia. Ai familiari delle vittime viene disposto anche il risarcimento di 3000 euro circa a congiunto scomparso.  Il muro di gomma ha vinto ed ha subito il gol della bandiera a tempo abbondantemente scaduto.




La sentenza. I supremi giudici hanno sottolineato che non "è in dubbio che le Amministrazioni avessero l'obbligo di garantire la sicurezza dei voli". La Suprema Corte, dopo aver rigettato i ricorsi della Difesa e dei Trasporti, ha invece accolto il reclamo dei familiari delle tre vittime rinviando alla Corte di Appello di Palermo per valutare se possa essere concesso un risarcimento più elevato rispetto al milione e 240mila euro complessivamente liquidato ai familiari.

L'Associazione parenti delle vittime. "Non si può che essere soddisfatti per la decisione della Cassazione di confermare l'obbligo dello Stato a risarcire i parenti delle vittime di Ustica, ma adesso lo Stato deve trovare un po' di dignità e avere il coraggio di trarre le conseguenze da tutto questo: chiedere anche ad altri paesi, coinvolti nella strage, di dire la verità. È qualcosa che ci è dovuto, molto prima dei risarcimenti", dichiara Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione parenti delle vittime strage di Ustica, all'agenzia LaPresse. (repubblica)

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