giovedì 26 aprile 2012

Alizée Weylandt


E' nata Alizée Weylandt
Wouter 108 ritorna alla vita


Milano, 03 settembre 2011

Il 9 maggio il ciclista belga morì a nella terza tappa del Giro che si concludeva a Rapallo: la compagna An-Sophie era incinta. Mercoledì a Gand è nata sua figlia

E' nata Alizée. Cinquantuno centimetri, tre chili e seicento. Mercoledì sera, alle 7, a Gand. Lei e la mamma stanno bene. Alizée è la figlia di An-Sophie De Graeve e di Wouter Weylandt. Ma siccome il suo papà ha lasciato il gruppo da quasi quattro mesi, Alizée avrà tanti papà - i colleghi del papà, gli amici del papà, i tifosi del papà e anche i tifosi del ciclismo - che, messi insieme, non riusciranno mai a valere come l'originale, ma già compongono una enorme famiglia e faranno sentire Alizée meno sola.
LA FAVOLA — La favola La prima favola che An-Sophie racconterà ad Alizée ancora in culla sarà quella del suo papà. A suo modo: un angelo. E' lunedì 9 maggio quando Wouter Weylandt, scendendo sale, precipitando ascende. Terza tappa del Giro d'Italia, arrivo a Rapallo: Wouter scende dal Passo del Bocco, si volta per controllare chi lo segue, magari un compagno, poi torna a guardare davanti, giusto il tempo di accorgersi che senza volerlo ha deviato la traiettoria della bici. A sessanta, forse settanta, magari ottanta chilometri all'ora. Non fa a tempo a correggere. Una strisciata contro un muretto, la bici che schizza, lui che decolla e poi atterra e muore sul colpo. Chi lo vede subito, non dimenticherà più quel corpo indifeso e strapazzato come una marionetta. Chi lo vede dopo, prega che il dio del ciclismo aiuti quel compagno disteso sull'asfalto e soccorso dai medici. E ci sarà stato anche chi avrà guardato dall'altra parte, fragile di una umanissima vigliaccheria, o forte di un'infinita modestia e umiltà, come se volgere lo sguardo altrove sia l'estremo tentativo per non spezzare quell'incantesimo di immunità che sembra poter accompagnare sempre i corridori fra i pericoli della strada, da una caduta all'altra, da un incidente all'altro, da una disgrazia all'altra.
IL CANCELLO — Quel lunedì è una giornata perfetta da vivere, e forse perfetta anche per morire: il Passo del Bocco che, salendo la Valle del Taro dall'Emilia e scendendo per la Valle Sturla in Liguria, lasciando la pianura e abbracciando il mare, è un cancello del cielo; il cielo, così limpido che anche gli angeli possono godersi dall'alto l'arrivo della tappa; i profumi della terra, del mare e del ciclismo; e l'aria del ciclismo, allegra, colorata, ventilata, come una festa mobile, come un carnevale itinerante.
La morte va in diretta tv. La sensazione immediata è che non ci siano possibilità né speranze. Ma si spera, si prega, e si sta zitti. Si sta zitti perché si sa che la compagna di Wouter Weylandt sta aspettando una bambina. E' in quel momento che Alizée viene adottata dal popolo del ciclismo: prima dai telecronisti della Rai, che regalano al suo papà qualche attimo di sopravvivenza, poi dal gruppo, che il giorno dopo trasformerà la tappa nel più lungo e affollato funerale che sia mai stato officiato, poi dai compagni di squadra, che abbandoneranno la corsa incapaci di pedalare, e poi dalla gente, dall'Etna allo Zoncolan, che farà del dorsale di WW - il 108 - un simbolo, una bandiera, un inno, un credo, un atto di dolore, un manifesto del partito ciclistico.
IL MURETTO — Il Giro è ferito. Per qualche giorno si sdoppia: c'è una corsa, che è la corsa dei corridori, che va avanti, con le sue volate e le sue classifiche, e c'è un'altra corsa, che è il viaggio dei parenti, che si esaurisce in un paio di giorni, il tempo di fissare negli occhi quello che gli occhi di Wouter hanno fissato per ultimo e portato via con sé, e cioè il muretto, il tempo di riconoscere il corpo ricomposto, il tempo di lasciare dei fiori, il tempo di salutare i vecchi amici e i nuovi, la nuova enorme famiglia di Alizée. Poi i funerali, poi la sepoltura, poi una pietra a memoria oggetto di un incredibile vandalismo, poi la fondazione creata dalla sua squadra, la Leopard, poi le donazioni, poi le vittorie dedicate a Wouter con le mani con indici e pollici che formano una grande W. E adesso, finalmente, Alizée. Un nome che sa di meraviglie, di venti, di onde. E una bambina che sentiremo, sempre, un pò, anche nostra.


http://www.gazzetta.it/premium/plus/Ciclismo/03-09-2011/-nata-alizee-wouter-108-ritorna-vita-802726722414.shtml?login=ok

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