sabato 11 febbraio 2012

Stato Pontificio

(...) Dopo secoli di persecuzioni romane e altri secoli di scomoda convivenza con i barbari vincitori, nell’VIII il papato si assestò al potere: prima con la «Donazione di Costantino», un clamoroso falso che attribuiva alla Chiesa un vero e proprio regno nell’Italia centrale; poi garantendo a re e imperatori cristiani la propria benedizione, che all’epoca equivaleva a quella di Dio. L’accordo, reciprocamente vantaggioso, ebbe il suo sigillo la notte di Natale dell’anno 800, quando Leone III incoronò Carlo Magno imperatore del Sacro Romano Impero. Il grande imperatore aveva capito appieno l’utilità della Chiesa come mezzo di coesione statale: la visione ecclesiastica di un popolo ordinato gerarchicamente, che intendesse la vita come espiazione privata e collettiva, era quel che occorreva a un impero tormentato da problemi di disciplina sociale e controllo militare.
(...) Padroni, fino al Risorgimento, dell’Italia centrale, stretta fra re nordici e re meridionali, e decisi a comandare tenendo gli italiani divisi, i papi furono i principali responsabili della troppo tardiva unità nazionale. Sempre alla ricerca del sostegno di questo o quell’imperatore (o affiancati da imperatori che a loro volta avevano bisogno della benedizione papale), fecero in modo che l’Italia fosse continuamente percorsa da eserciti stranieri. Con quali effetti sulle popolazioni si può immaginare.
La Chiesa fu, per un periodo troppo lungo, l’unico esempio di potere e centralizzazione che il popolo conobbe. Un potere amministrativo inefficiente e dalla massima invadenza nella vita privata, che si sommava al potere e alle pretese vessatorie del signore locale, del piccolo Stato e dei dominatori stranieri. www.giordanobrunoguerri.it

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