mercoledì 29 febbraio 2012

I figli di papà e i lavoratori


Un "intellettuale" dileggia un carabiniere, che - per contratto - deve subire in silenzio. In questa occasione la penso esattamente come Pier Paolo Pasolini, che nel 1968 esprimeva la sua solidarietà alle forze dell'ordine in occasione degli scontri di Valle Giulia. Al contrario dello scrittore romano, che comunque comprendeva le ragioni dei manifestanti, credo invece che questo tipo di manifestante contro la TAV appartenga a un ceto sociale che si può permettere di perdere inutilmente il suo tempo. 

 


Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!


Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.


Nessun commento:

Posta un commento

I commenti NON vengono pubblicati subito.