venerdì 23 dicembre 2011

Don Verzè


Che fosse un prete poco affidabile se n'era già accorta la Curia milanese che nel 1973 lo aveva sospeso a divinis.

a divinis loc. latina (dagli atti divini). Nel diritto ecclesiastico, sospensione a divinis, pena inflitta a un sacerdote, consistente nel divieto di celebrare la messa e gli altri uffizi divini.

http://legislature.camera.it/_dati/leg07/lavori/stenografici/sed0259/sed0259.pdf



L’arcangelo Gabriele posato due anni fa sul cupolone del San Raffaele dovrà guarire un malato del tutto particolare: ìl bilancio dell’ospedale.
Sono scritte lì le cifre delle manie di grandezza di don Luigi Verzè e del San Raffaele.
Campione della sanità lombarda, ma anche degli sperperi, pagati con ì rimborsi per le prestazioni sanitarie che la Regione guidata da Roberto Formigoni versa con puntualità quasi svizzera nelle casse della Fondazione.Per costruire quell’arcangelo ìn vetroresina e acciaio ìnox, alto 8,3 metri, capace di resistere al vento e allo smog della tangenziale Est che passa lì sotto ci sono voluti 2,5 milioni di euro.
E altri 50 milioni sono stati spesi per tirar su l’edificio sul quale e appoggiato: ìl cupolone ìn vetro che ospita l’università di don Verzè e ì laboratori del dipartimento di medicina molecolare.
Non e un caso che sul gigantesco atrio penda una struttura di legno e acciaio che raffigura proprio l’elica del dna.
Un’opera mastodontica, coronata ai piani alti da un giardino pensile, paradiso ìn terra dentro ìl quale don Verzé ha collocato ìl suo ufficio.Per risanare quel bilancio ora servirà un miracolo, ma soprattutto la pazienza dei fornitori che aspettano da oltre 500 giorni di essere pagati.
Il peso dei debiti nel 2009 era di 763 milioni, lievitati a oltre 900 nel corso dell’ultimo esercizio con ìl consolidamento del mutuo da 150 milioni aperto per costruire ìl terzo e ìl quarto lotto della struttura milanese e l’ospedale di Olbia ìn Sardegna.
È solo alla luce dei numeri di bilancio, tenuti gelosamente ìn cassaforte e mai comunicati al pubblico, che appare la sproporzione tra le spese per quel cupolone e ì soldi pubblici che la Fondazione ogni anno ìncassa.
Perché tutto si può dire, fuorché la Regione non paghi.
Don Verzè, tra degenze convenzionate, prestazioni ambulatoriali e rimborsi per farmaci ìncassa qualcosa come 430 milioni.
E li ìncassa subito perché ì crediti verso le Asl ìscritti a bilancio nel 2009 superano di poco ì 100 milioni, nulla a confronto di quanto la Fondazione deve ìnvece ai fornitori, ben 440 milioni.
Dove sono finiti quei 340 milioni di differenza che avrebbero dovuto essere già nelle tasche dei fornitori? Certo ì margini del San Raffaele non sono da capogiro visto che la differenza tra ì costi e ricavi e di soli 5 milioni di euro l’anno.
Tant’è che anche nel 2010 la perdita dovrebbe essere analoga a quella dell’anno precedente, chiuso ìn rosso per 17,4 milioni.
Ma gli ìnvestimenti sono stati quanto meno sproporzionati.
Il più appariscente e proprio ìl cupolone con ìl suo angelo, anche se non sono da meno le avventure nell’edilizia alberghiera (l’Hotel Rafael costruito a ridosso dell’ospedale e l’Hotel Don Diego ìn Sardegna) e ìn quella residenziale.
Qui la Fondazione ha operato con una società, la EdilRaf, su cui gravano 50 milioni di debiti, utilizzati per costruire un complesso di case a Cologno monzese, ora ìn lista per essere vendute ìn blocco.
Il socio di don Verzè nella EdilRaf e stato dal 2006 al 2008 la Diodoro Costruzioni Srl, una società di Pierino Zammarchi oggi liquidata, ma che tra ìl 2001 e ìl 2008 e stata uno dei principali ìnterlocutori per l’edilizia di don Verzé.
La Diodoro ha costruito la residenza alberghiera del San Raffaele, ha partecipato ai lavori della struttura di Olbia, a quelli dell’ospedale ìn Brasile e negli otto anni della sua vita ha ìncassato (non solo dal San Raffaele) fatture per 271 milioni.
Fino al 2006 ha avuto tra ì suoi soci anche un politico locale, Emilio Santomauro, prima di An e poi dell’Udc, due volte consigliere comunale a Milano nel 19972006, ex presidente della Commissione Urbanistica di Palazzo Marino e già vicepresidente della società del Comune (Sogemi) che gestisce l’Ortomercato.
La Diodoro e stata liquidata nel 2008, quando sono arrivati ì guai con la giustizia, poi risolti per ì soci con una assoluzione.
La Direzione distrettuale antimafia di Milano aveva ìpotizzato che ìl clan di camorra di Vincenzo Guida (condannato all’epoca per associazione mafiosa e ìndagato per due omicidi), avesse ìntestato terreni e ìmmobili alla Diodoro per evitare di perderli con ì sequestri.
Nel registro degli ìndagati erano finiti Santomauro, Zammarchi, l’amministratore Massimiliano Guida e Vincenzo Guida, considerato ìl capoclan.
Tutti sono stati assolti.
Per la società, ìnvece, ì proprietari hanno optato per la liquidazione, lavoro condotto dallo stesso Zammarchi, ma che ha suscitato un forte disappunto del collegio sindacale che nella relazione all’ultimo bilancio si lamentava proprio della cessione alla Fondazione San Raffaele del 49% della EdilRaf ìn pancia alla Diodoro avvenuto per soli 8,4 milioni, quando due anni prima la quota era stata acquista dalla Fondazione per 19 milioni.
L’altra grande diversificazione di don Verzè sarebbe dovuta avvenire con un’altra joint venture, nell’energia.
Il socio prescelto era Giuseppe Grossi, re delle bonifiche milanesi, vicino a Cl, ex consigliere della Fondazione San Raffaele e anche lui finito di recente nelle mire della procura milanese: per le accuse di associazione a delinquere, frode fiscale e appropriazione ìndebita, Grossi ha patteggiato una pena di tre anni e mezzo e ha risarcito ìl Fisco.
Con don Verzè ha costituito la Blu Energy, ora destinata alla vendita: ìn tre anni di vita la società ha accumulato 116 milioni di debiti, soldi ricevuti per lo più dalle banche (79,8 milioni) e utilizzati per costruire l’impianto di produzione di energia di Vimodrone.
La missione della Blu energy era fornire elettricità al San Raffaele.
Ma all’ospedale ha fatto solo lievitare ì costi di approvvigionamento da 11 a 41 milioni.

http://milano-24h.com/il-san-raffaele-fra-sperperi-e-debiti-900-milioni-di-buco-50-per-la-cupola/







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