venerdì 2 settembre 2011

Legge Levi e prezzi dei libri


Con la scusa di salvare le piccole librerie, il deputato Ricardo Levi (del Partito Democratico) è stato il primo firmatario della legge (entrata in vigore ieri) che disciplina l'editoria limitando gli sconti sulla vendita dei libri al 15%. La ratio della legge non è stata tanto "salvare" le piccole librerie (il mercato è dominato da 5 gruppi che assieme hanno una quota del 60%) quanto quello di colpire Amazon, appena arrivata in Italia. Il consenso bipartisan tutela inoltre la casa editrice di proprietà del premier e quella vicina al PD. L'effetto finale è la riduzione delle leve regolatrici della concorrenza e il sostanziale aumento dei prezzi per i lettori finali.

L'editoria italica funziona grosso modo così: cinque grandi editori si spartiscono più del 60% del mercato editoriale: Mondadori, Rcs, GeMS (Gruppo editoriale Mauri Spagnol, che fa capo a Messaggerie), Giunti e Effe 2005, la holding del gruppo Feltrinelli. Il resto va suddiviso tra gli altri 2500 editori attivi in Italia. Cinque Golia e 2500 Davide che non hanno nemmeno uno straccio di fionda. Ma non finisce qui. Prendiamo il gruppo Messaggerie per esempio: oltre a possedere il 73,77% del gruppo GeMS (e cioè Garzanti, Bollati Boringhieri, Longanesi, Tea, Guanda e tanti altri) è anche il primo distributore italiano (25% del mercato) e controlla le catene librarie Giunti al punto, Ubik, Melbookstore, nonché Ibs.it, il quale a sua volta ha in mano più del 50% delle vendite di libri on-line. E non è che Mondadori o Feltrinelli stiano a guardare: quest'ultima ha comprato tre anni fa Pde, il secondo distributore italiano, e ha aperto 104 librerie in tutta Italia. (originale)

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