giovedì 11 agosto 2011

Rubare ai poveri per pagare RTL 102.5

Serviva a Reggio Calabria questa 

promozione turistica, a stagione 
in corso?
Ma è normale il Paese dove un governatore distrae soldi da fondi di solidarietà per dirottarli su eventi organizzati da un canale radiofonico? Succede a Reggio Calabria, grazie alla casta intoccabile dei politici. 


Editoriale sulla prima pagina del Corriere della Sera di ieri a firma di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.

Sotto lo slogan «No problem. W l'Italia», quasi surreale di questi tempi, il governatore calabrese Giuseppe Scopelliti partecipa nelle vesti di «Peppe Dj» alla diretta radio di Rtl 102.5 . Evviva. Il guaio è che i soldi per sponsorizzare «Miss Italia nel mondo» e tre settimane di «diretta» dal lungomare reggino, accusa il Corriere della Calabria, sarebbero stati presi dall'amputazione dei fondi per il «contrasto alla povertà e il sostegno alle famiglie».



Di là dello Stretto, in Sicilia, dove l'assessorato al Turismo offre 600 (seicento) serate-show compresi i «Nuovi Angeli» a Comitini, centinaia di pensionati-baby sfruttano la legge 104 (parente disabile da accudire) e vanno a prendere assegni regionali che sono mediamente di 45.447 euro l'anno, il triplo di una pensione media dell'Inps.

Alla Regione Lazio, che schiera 11 dipendenti per ogni «onorevole» (Palazzo Madama ne ha 3 per ogni senatore), il vitalizio degli ex consiglieri, che vanno in pensione anche a 50 anni, è calcolato non solo sull'indennità ma addirittura sulla diaria. La diaria! A Bologna la proposta del nuovo sindaco pd di ridefinire l'area metropolitana svuotando la Provincia è avversata dalla presidentessa pd della Provincia che punta anzi a una nuova sede da 31 milioni.

Nel Veneto, il consigliere Massimo Giorgetti ha ritirato la delega a una trattenuta dal suo stipendio di 500 euro: era stufo di essere l'unico baccalà ad aver preso sul serio la legge «moralizzatrice» votata dai colleghi all'unanimità. A Verona il presidente della municipalizzata luce e gas, che è anche segretario della Lega (messo lì dal sindaco leghista: l'avessero fatto i dicì o i comunisti apriti cielo!), ha deciso di sponsorizzare l'Hellas: 700 mila euro. Offrendo pure uno sconto sulle bollette a chi fa l'abbonamento allo stadio.

Pochi episodi. Che mostrano come i costi della politica, diretti o indotti, non riguardino solo Roma. Anzi, sotto certi aspetti i privilegi, gli sprechi, le megalomanie (si pensi alle «ambasciate» aperte dalle regioni in giro per il pianeta) sono più estesi, gravosi e difficili da sradicare là dove l'occhio dei cittadini è meno attento.

Tutto ciò pone a chi oggi deve chiedere sacrifici agli italiani un obbligo morale: per chiedere quei sacrifici deve farne. Dimostrando di volere dare davvero un taglio a un andazzo che appare sempre più insopportabile. Vale per il Palazzo, per lo Stato centrale, per gli enti locali.

E non ne usciremo invocando l'autonomia e il federalismo (troppe volte interpretati come capriccioso arbitrio) quasi fossero la panacea di tutti i mali. Serve una svolta. Che riconosca, ovvio, il diritto di ciascuno a governarsi e assumersi le proprie responsabilità. Ma con paletti rigidi. Il prezzo di tanti reucci, principi e ducetti decisi a ingraziarsi la plebe non ce lo possiamo permettere.

Come ricorda nella sua ultima requisitoria il procuratore generale siciliano della Corte dei conti, Giovanni Coppola, una certa deriva politica disperde enormi quantità di denaro in migliaia di gocce clientelari. Ogni goccia è solo una goccia. «Ma in definitiva il mare è formato da tante gocce d'acqua». E noi rischiamo di annegarci.


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