mercoledì 15 giugno 2011

Effetti dei referendum



Ora che è passata la sbornia della tornata referendaria forse si può ragionare delle conseguenze REALI degli esiti della vittoria dei SI'. Gli italiani nella stragrande maggioranza dei casi si sono espressi non sui singoli quattro quesiti tecnici bensì sulla componente ideologica e dogmatica che ciascuno di essi rappresentava. 

Il quesito sul legittimo impedimento dei componenti del Consiglio dei Ministri è diventato un sondaggio popolare sulla figura politica di Berlusconi; quello sull'energia elettrica nucleare, nella mente degli elettori, presentava la scelta tra energia pulita e energia dannosa; i due sui sui servizi pubblici locali e sulla tariffe dei servizi idrici sono stati visti dai votanti come un bivio tra una gestione pubblica (virtuosa) e un'amministrazione privatistica (ladrocinante). Nella realtà non si parlava in senso lato di giustizia, ambiente e gestione pubblica dei servizi, ma agli italiani ha fatto comodo crederlo. 

Nei fatti il voto referendario dei 27,5 milioni di cittadini ha modificato poche condizioni strutturali della vita degli italiani (anzi nessuna, direi). Malgrado questo, all'ufficializzazione del raggiungimento del quorum, parecchie persone si sono riversate nelle piazze a festeggiare. Come se l'Italia avesse appena vinto i Mondiali o la propria squadra del cuore lo Scudetto.

Vediamo in dettaglio, con l'aiuto di alcune pagine del quotidiano La Stampa, che cosa è cambiato:

NUCLEARE: dopo Fukushima, l'Italia aveva già abbandonato il nucleare, quindi non cambia nulla rispetto alla politica energetica nazionale.

ACQUA: si sono create incoerenze con alcune normative comunitarie e i privati, che sono stati estromessi da gestioni pregresse dei servizi, ne chiederanno conto; l'italiano continuerà a pagare i costi di distribuzione  delll'acqua pubblica con tariffe calmierate ma dovrà però risarcire le aziende a capitale privato che sono state danneggiate.

Ma non è tutto. Delle circa 110 società di gestione del servizio idrico, una quarantina hanno già al loro interno un soggetto privato, il quale ha tirato fuori dei soldi sapendo di trovarsi di fronte ad una concessione lunga (in genere 20-30 anni) e ad una ricaduta economica importante. Ora, per queste società la concessione non cambia, ma il business cambia eccome. E’ possibile, quindi, che molte (o alcune) di queste società facciano ricorso alle carte bollate e protestino per il repentino cambiamento, che trasforma i loro investimenti in flop.
La soluzione sarebbe, a questo punto, una ripubblicizzazione totale dell’acqua, con i Comuni che ricomprano le quote cedute ai privati: costo stimato un miliardo, che andrebbe ad aggiungersi ai due miliardi l’anno per 30 anni necessari a risistemare la rete idrica (60 miliardi in 30 anni). Questi soldi, posto che i privati daranno forfait, chi li tirerà fuori? Forse nessuno. 

LEGITTIMO IMPEDIMENTO: chi voleva abbattere il governo nazionale in carica votando SI' rimarrà deluso; nel quesito non si chiedeva di bocciare o meno Berlusconi ed inoltre la norma da abrogare era già stata emendata e sterilizzata da una sentenza della Corte Costituzionale del gennaio scorso.

1 commento:

  1. Per quanto riguarda Acqua 1, in realtà la lòegge ronchi sarebbe entrata in funzione nel 2012, quindi per gli italiani non cambia niente rispetto ad ora.

    E nulla osta ora a che i privati rimangano o addirittura prendano nuove concessioni per acqua e servizi pubblici.

    RispondiElimina

I commenti NON vengono pubblicati subito.