lunedì 9 maggio 2011

Le patacche di Wired


Convinto dai consigli di alcuni amici fanatici di questo periodico (nella sua versione americana), un anno e mezzo fa ho avuto la sventurata idea di abbonarmi al mensile "Wired". Fortunatamente dopo l'estate esso terminerà, con grande delusione della campana bianca dei rifiuti cartacei ove finisce quasi intonso.


La lettura, sempre più approssimativa di Wired, mi lascia sbigottito. L'ultimo numero, che mi è arrivato settimana scorsa, presenta in prima pagina l'ennesima patacca tecnologica: un contenitore in plastica che si biodegrada in 40 giorni, un'invenzione fantastica perchè consente all'acqua contenuta nelle bottiglie di disperdersi nell'automobile o nello sgabuzzino prima del suo consumo.


Il tenore di questa copertina non è certo dissonante rispetto ai numeri di Wired del passato. Del resto il direttore della rivista (peraltro appena defenestrato) è quel Riccardo Luna che nel 2004 aveva fondato il prestigioso quotidiano "Il Romanista". 


Trovo straordinario il fatto che un mensile dedicato alla tecnologia il cui sottotitolo nella testata è "Storie, idee e persone che cambiano il mondo" come massimo livello editoriale abbia prodotto la campagna del Nobel per la Pace per Internet, che altro non è stata se non una reclame occulta a favore delle aziende di servizi fornitrici di telefonia e connettività.



Le grandi invenzioni partono dalla constatazione di piccoli fenomeni. Ad esempio, l'idea della bioplastica venne in mente a Marco Astorri nel 2006, quando vide un pezzetto di plastica abbandonato su un prato di montagna. Quel pezzetto era uno skypass, lasciato cadere da uno sciatore, confuso tra la neve fino a quando la bella stagione non l'aveva sciolta. " Non era un bello spettacolo vedere tutti quei  rettangolini di plastica colorata sul verde dei prati e sapere che sarebbero rimasti lì per migliaia di anni se nessuno li avesse raccolti", spiega Astorri. Così, lui e il suo amico e collega di lavoro, Guy Cicognani, decidono di creare una plastica in grado di sciogliersi nell’acqua nel giro di 40 giorni, due mesi. 

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