sabato 19 marzo 2011

Psicosi nucleare



A otto giorni dal sisma che ha scosso il Giappone (con il corollario del maremoto che ha devastato le coste nipponiche sul Pacifico), la situazione della centrale nucleare di Fukushima sembra volgere alla "normalità", nel senso che la radioattività prodotta dai reattori fa meno paura.


In questa settimana le paure delle conseguenze dell'energia atomica hanno campeggiato sulle prime pagine dei giornali con toni allarmistici e apocalittici. L'anniversario del 150° dell'Unità d'Italia prima e poi la crisi libica (con guerra annessa) hanno spinto il terremoto giapponese in secondo piano.


Quello che ho capito io è che una centrale nucleare costruita quarant'anni fa ha retto ad un terremoto con una potenza devastante (9° della Scala Richter, mezzo punto in più del massimo grado per il quale la centrale era stata costruita). Non ha retto invece benissimo al maremoto perché non erano ipotizzabili onde di 10 metri di altezza.


Nel frattempo si è scatenato il dibattito pro o contro il nucleare: l'italiano medio, spaventato dalle conseguenze potenziali, si è scoperto fiero oppositore dell'energia atomica. Lo stesso italiota, per tutelare la propria salute e quella dei congiunti, si è messo a discutere di isotopi e uranio impoverito con il medesimo piglio tecnico con cui argomenta sui risultati della squadra di calcio per cui tifa. Lo stesso italiota probabilmente usa energia elettrica prodotta in Francia attraverso la fissione nucleare, e che paga molto di più in quanto acquistata all'estero... 


A giugno il popolo bue italiano sarà chiamato ad abrogare o meno l'installazione di nuove centrali nucleari sul territorio nazionale. L'esito del referendum appare scontato, sull'onda di emotività e irrazionalità. Mi pongo solo un quesito: se alla fine del 1963, gli elettori pecoroni dello Stivale fossero stati chiamati alle urne per disinstallare dighe e centrali idroelettriche cosa avrebbero risposto? Quanto avrebbero pesato le 1910 vittime uccise dall'ondata della diga del Vajont?






Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).

La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione.
 

La stima più attendibile è, a tutt'oggi, di 1910 vittime. (vajont.net)


A Tokyo, le misurazioni effettuate indipendentemente dalle autorita' giapponesi, dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), e dagli esperti italiani presenti in Ambasciata, mostrano valori di radioattivita' del tutto compatibili con i valori del fondo naturale. La IAEA ha inoltre verificato le rilevazioni effettuate negli ultimi due giorni in altre 47 citta’ del Giappone senza riscontrare significativi cambiamenti nei livelli di radioattivita’ che si mantengono molto al di sotto della soglia di rischio per la salute umana. Fonte: Ambasciata italiana a Tokyo

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