giovedì 31 marzo 2011

La raccolta dei tappi di plastica (per beneficienza)



Ci sono persone che raccolgono i tappi di plastica per fini umanitari (pozzi d'acqua in Tanzania). Sono convinti che la loro azione abbia valenza sociale. Può essere vero. Secondo me è una MINCHIATA, e ora spiegherò il perchè.


Questi individui hanno fondamentalmente molto tempo libero e contemporaneamente sono mossi da una ferma volontà di aiutare il prossimo coniugata ad una colpevole ingenuità di fondo. Non è raccogliendo tappi di plastica che si può rendere un servizio agli altri (certo così si passa il tempo illudendosi di aiutare il Mondo ed elevandosi l'autostima, ma non è questo il punto); per intaccare le diseguaglianze e le ingiustizie del mondo basterebbe praticare attività di volontariato oppure effettuare donazioni di danaro presso enti no-profit, la seconda opzione è percorribile anche in modalità passiva.


I raccoglitori di tappi questo non l'hanno capito, e non per un loro difetto cognitivo.


Il Corriere di ieri pubblica l'intervista al più famoso "raccoglitore di tappi" d'Italia. Le informazioni che questo personaggio comunica non sono tacciabili di manipolazione o faziosità perchè non avrebbe interesse a raccontare il falso. Quello che dice quindi è imbarazzante per le tante persone che collezionano tappi a fin di bene.


Dice che per una tonnellata di tappi di plastica, l'azienda che li acquista per poi riciclarli lo paga 100 euro. Un tappo pesa in media 2 grammi: sicchè - visto che in una tonnellata ci sono un milione di grammi - ci vogliono 500,000 tappi per ricavare cento euro. Ogni singolo tappo vale quindi  € 0,0002 (cioè ci vogliono 100 tappi per monetizzare 2 centesimi). Una famiglia normale in un anno utilizza 400 tappi, ovvero circa otto alla settimana (largheggiando nelle misurazioni). Ci vogliono 2500 famiglie che si adoperano costantemente per 52 settimane in questa bizzarra raccolta differenziata per produrre 100 euro di utile.


In questa cifra sono esclusi i costi di trasferimento e di temporaneo stoccaggio del materiale (una tonnellata di tappi occupa un bello spazio, senza menzionare il costo dei contenitori per lo stoccaggio): è probabile che se venisse conteggiato solo il carburante consumato per gli spostamenti, l'utilità della raccolta verrebbe meno.


Nell'articolo del Corriere il "santone" di San Giuliano Milanese racconta con fierezza che una signora residente in Svizzera avrebbe raccolto una montagna di tappi pronti ad essere convertiti in moneta contante. Ammesso e non concesso che la cittadina rosso-crociata abbia accumulato mille chilogrammi di prezioso materiale, un solo viaggio di andata e ritorno per la Confederazione Elvetica costa in termini di benzina più di quanto si ricaverebbe dalla vendita dei tappi. Ed è abbastanza complicato stipare una tonnellata di tappi in un solo autoveicolo, ma consideriamo pure questa concreta evenienza un trascurabile dettaglio.
Chissà se Gino Strada apprezzerebbe tanti
tappi per i suoi ospedali in Afghanistan, secondo me no.


Trovo questa storia dei tappi allucinante e al tempo stesso significativa del basso livello culturale presente in sempre più crescenti strati della popolazione italiana, e di questo sono parecchio preoccupato.



2 commenti:

  1. e scusa, tu che impegno hai nel volontariato?
    Uno che fa.

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  2. Uno che raccoglie tappi di plastica a fini benefici pensando di fare volontariato? Ma stiamo scherzando, o cosa?

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