lunedì 14 marzo 2011

Il modello Aiazzone



Nel 2008 l’azienda Aiazzone è in crisi profonda, sta per chiudere. Parte il salvataggio da una “cordata” di “imprenditori responsabili”, Semeraro e Borsano comprano il marchio e resuscitano l’azienda all’italiana: senza pagare tasse e stipendi avendo più volte a che fare con sindacati e fisco. 

Ma il bottino è robba poca. L’azienda non riparte e così i due “responsabili” danno il via all’operazione “pensiamo in grande”: 

1. Si fa il pieno di ordinativi, ogni ordine incassa una caparra del 30%
2. Si erogano i finanziamenti a circa 12.000 clienti
3. Si sospendono i pagamenti degli stipendi dei dipendenti e dei fornitori
4. Si chiudono le serrande dei negozi

Praticamente un’altra grande storia del sogno italiano riassumibile più o meno così: fai una truffa in grande, porta i soldi all’estero, quando partono le inchieste portaci pure il culo.

Il più grande affare in Italia, mi diceva l’altro giorno un mio amico, è la bancarotta fraudolenta.


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