23/giu/2008

Similitudini

Venezia come Milano

Ci vorranno, nella migliore delle ipotesi, solo 6 o 7 anni per completare 3 km di prolungamento (non sotterraneo, ma in superficie!) della Linea Verde da Famagosta ad Assago ma si progetta già di costruire due linee di vaporetti su Naviglio Grande e Naviglio Pavese, per 11 fermate per canale navile. Qualcuno spieghi alle amministrazioni comunali interessate che il Naviglio Pavese non è navigabile per la presenza di chiuse e che il Forum di Assago non è attaccato al canale navigabile; certo si può costruire un accesso acqueo da Rozzano, ma bisognerebbe solo spostare il centro direzionale Milanofiori. Nel 2015 si andrà in vaporetto da Assago alla fiera di Rho comunque, è quasi sicuro. --------------------------------------------------------------------------------------

I Navigli come le calli veneziane All'Expo si girerà in vaporetto

A Milano come a Venezia. Con la possibilità di spostarsi su un battello come se fosse un tram e utilizzare lo stesso biglietto della metropolitana per percorrere i Navigli Milano, 16 giugno 2008 - "A Milano come a Venezia. Con la possibilià di spostarsi su un battello come se fosse un tram e utilizzare lo stesso biglietto della metropolitana per percorrere il Naviglio Grande e quello Pavese. Partendo dalla Darsena trasformata in un porto e arrivando al forum di Assago, a Corsico o magari fermandosi semplicemente in via Casale, in piazza Negrelli o in piazzale Abbiategrasso". La proposta arriva dall'associazione Amici dei Navigli, che ha pensato di realizzare non un semplice servizio turistico fluviale, ma una linea di trasporto pubblico sull'acqua con tanto di fermate lungo i canali, in corrispondenza dei capolinea dei tram, degli autobus o vicino a luoghi di interesse. Tutto a bordo di speciali mezzi ecologici a pannelli solari e motore elettrico e con una doppia guida per essere in grado di percorrere i canali in entrambe le direzioni (sul Naviglio Grande: 11 fermate lungo la tratta Darsena-San Cristoforo-Corsico; altrettante sul Pavese per il percorso Darsena-Conca Fallata-Assago) senza neppure girare l´imbarcazione. Un'idea che potrebbe essere molto di più di una suggestione. "Perché adesso le carte e i progetti dell'associazione verranno studiati in modo approfondito da Comune e Atm". E' quanto si legge in un articolo di un quotidiano. "La proposta è interessante - dice l'assessore alla Mobilità e Ambiente Edoardo Croci - e si accorda perfettamente con la volontà dell'amministrazione di trasformare l'area dei Navigli in un'isola pedonale. Ne abbiamo discusso anche con i sindaci di Corsico e Assago. Partiremo con uno studio di fattibilità insieme all'associazione e ad Atm perché l'ipotesi è di avere imbarcazioni che, come i vaporetti veneziani, servano al trasporto pubblico, con la possibilità di usare lo stesso biglietto". Per ora si partirebbe nei giorni festivi e durante le sere e le notti dell'isola estiva dei Navigli, quando la domanda sarebbe maggiore. Ma nella Milano che sogna le vie d'acqua dell'Expo, dice Empio Malara, presidente degli Amici dei Navigli "questo potrebbe diventare un servizio regolare e si potrebbe estendere". Per lui ci sarebbero tutte le condizioni per partire. "I tratti che abbiamo individuato sono già navigabili e le conche del Pavese sono state restaurate - spiega Malara - . Abbiamo fatto anche una prima ricognizione con Atm e le fermate sarebbero in corrispondenza con il trasporto pubblico e con i parcheggi di interscambio". E poi, chissà, in vista del 2015 si potrebbe andare ancora oltre. "Una fermata che abbiamo previsto è a San Cristoforo - continua il presidente dell´associazione -. Se venisse realizzato il canale fino a Rho-Pero, si potrebbero raggiungere direttamente dalla Darsena i padiglioni dell´Expo'. In barca, come in tram".

Assago-Assago via Gaggiano

Sabato giro in bici per il Parco Sud Milano (vedi percorso). Ottimo anche il pranzo all'Osterietta di San Pietro Cusico: un antipasto di affettati, un primo di caserecce, uno spaghetti allo scoglio, rane fritte, mezzo bianco, un litro d'acqua, due caffè e una grappa € 55 (con ricevuta fiscale). Visualizzazione ingrandita della mappa

20/giu/2008

Povero Massimo

Non sono più stupito dalle leggi ad personam del nostro Presidente del Consiglio e da quelle che salvano i suoi interessi economici, mi sorprende invece il fatto che abbia iniziato a varare provvedimenti legislativi CONTRO qualcuno: e quindi una tassa nuova contro il suo rivale calcistico Moratti.

15/giu/2008

E adesso facciamo come la Grecia nel 2004. Grandissimi ed eroici, TURCHIA ALO'.
Korkma, sönmez bu şafaklarda yüzen al sancak;
Sönmeden yurdumun üstünde tüten en son ocak.
O benim milletimin yıldızıdır parlayacak;
O benimdir, o benim milletimindir ancak.
Çatma, kurban olayım çehreni ey nazlı hilal!
Kahraman ırkıma bir gül! ne bu şiddet bu celal?
Sana olmaz dökülen kanlarımız sonra helal,
Hakkıdır, Hakk'a tapan, milletimin istiklal!
Ben ezelden beridir hür yaşadım, hür yaşarım.
Hangi çılgın bana zincir vuracakmış? Şaşarım;
Kükremiş sel gibiyim, bendimi çiğner aşarım;
Yırtarım dağları, enginlere sığmam, taşarım.
Garbın afakını sarmışsa çelik zırhlı duvar,
Benim iman dolu göğsüm gibi serhaddim var.
Ulusun, korkma! Nasıl böyle bir imanı boğar.
"Medeniyet!" dediğin tek dişi kalmış canavar?
Arkadaş! Yurduma alçakları uğratma sakın!
Siper et gövdeni, dursun bu hayasızca akın.
Doğacaktır sana vaadettiği günler Hakk'ın;
Kimbilir, belki yarın, belki yarından da yakın.
Bastığın yerleri "toprak" diyerek geçme, tanı!
Düşün, altında binlerce kefensiz yatanı.
Sen şehit oğlusun, incitme, yazıktır atanı;
Verme, dünyaları alsan da bu cennet vatanı.
Kim bu cennet vatanın uğruna olmaz ki feda?
Şüheda fışkıracak toprağı sıksan, şüheda!
Canı, cananı, bütün varımı alsın da Hüda,
Etmesin tek vatanımdan beni dünyada cüda.
Ruhumun senden, ilahi, şudur ancak emeli;
Değmesin mabedimin göğsüne na-mahrem eli!
Bu ezanlar ki şahadetleri dinin temeli,
Ebedi yurdumun üstünde benim inlemeli
O zaman vecd ile bin secde eder varsa taşım;
Her cerihamdan, ilahi, boşanıp kanlı yaşım,
Fışkırır ruh-i mücerret gibi yerden na'aşım;
O zaman yükselerek arşa değer belki başım!
Dalgalan sen de şafaklar gibi ey şanlı hilal;
Olsun artık dökülen kanlarımın hepsi helal!
Ebediyyen sana yok, ırkıma yok izmihlal.
Hakkıdır, hür yaşamış bayrağımın hürriyet;
Hakkıdır, Hakk'a tapan milletimin istiklal!

Euro2008

Nazisti all'opera

14/giu/2008

Live Tour de France

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La birra trappista a Gudo Gambaredo

Alle porte di Milano un gruppo di benedettini produce birra artigianale secondo l'antica regola... http://www.birracascinazza.it/doc_rassegna/Cascinazza.pdf La prima birra di un monastero italiano La voglia di birra sta diventando inarrestabile ed ora, accanto al centinaio di microbirrifici che si sono affacciati sul mercato, c'è anche la prima birra prodotta in un monastero italiano. I monaci della Cascinazza di Gudo Gambaredo sono in 14 e dopo aver abitato per anni in una cascina di campagna, accanto allo studio del pittore americano Bill Congdon, hanno intrapreso i lavori per un monastero assai più ampio. E secondo il motto benedettino dell'ora et labora, hanno costruito anche un moderno microbirrificio per produrre birra secondo la scuola dei loro confratelli belgi, dai quali si sono recati per imparare il mestiere. Così da una settimana, la birra della Cascinazza è sul mercato. Ha colore ambrato chiaro con crema compatta; al naso note di miele, scorza d'arancia, bergamotto, spezie e crosta di pane; mentre al palato è avvolgente, amaricante e piacevolmente fresca ed equilibrata. È eccellente sulle costolette di agnello impanate e con l'anatra all'arancia. Oppure col panino e la porchetta. I monaci non la rivendono, ma dal loro sito internet si può sapere dove trovarla: a Torino da Paissa, a Cannobio da Bava, a Milano da Scarpitti, a Padova al Caffè Pedrocchi e ad Arzignano da Damini. (fonte La Stampa) -

Non meni i rumeni

Euro 2008: Donadoni è un incompetente, convoca e schiera i giocatori del BB?ilan solo per "gratitudine" verso Demetrio Albertini che lo ha voluto come commissario tecnico della Nazionale. Inoltre fa le sostituzioni a caso, peggio del suo omonimo Mancini. Toni non vede la porta manco con il cannocchiale. Zambrotta è già in forma BB?ilan: un'autorete e un altro gol regalato agli avversari in due partite, l'avesse fatto Materazzi, sarebbe stato lapidato nella piazza centrale di Zurigo. Cassano deve giocare a biliardino, non agli Europei. Buffon è il portiere più forte del mondo, anche se contro gli olandesi ha preso ferie. Panucci ha due balle che sono due cocomeri: non esiste al mondo un difensore più forte e decisivo di lui. Solo una grande botta di culo può salvare l'Italia dall'eliminazione. Se gli azzurri fossero eliminati, si griderebbe: 1) al complotto rumeno-olandese (potenze storicamente amiche); 2) agli arbitri che ce l'hanno con noi (contro l'Australia nel 2006 quando ci donarono un rigore oltre il 90° era tanto bravi, onesti e coscienziosi però); 3) ai palloni che sono troppo rotondi (ahimè gli elvetici sono precisi) e gli italiani, che praticano, un calcio più tecnico, non ci sono avvezzi e quindi giocano peggio; 4) il quattro è il Capitano; 5) nè in Svizzera nè in Austria è presente il mare, ciò penalizza un popolo di poeti, santi e - appunto - navigatori; 6) schierare agli europei il cugino di Del Piero con un uomo come Borriello (che un anno fa soffriva di vaginite) quale riserva è stata una mossa astuta, meno male che c'è Provvidenza Quagliarella. 7) a novembre Donadoni sarà insignito del Nobel, da decidere solo la materia. TV: Teocoli è un grandissimo, insieme alla sua spalla Tombolini (o EUROTEO è la sua spalla?). Il letargico Volpi appare vivo cosiccome il monumento nazionale Mazzola. La giornalista topolona libera parti del corpo ignude alla pubblica visione ogni giorno di più, il giorno della finale la puntata sarà VM 18 (ma la Balletto è altra cosa). Questa sera Avril Lavigne ha detto che amava molto Assago. Lo ha detto durante il concerto tenutosi oggi al Forum, una delle uniche due date italiane del suo tour mondiale. E me l'ha riferito quell'anima innocente di mia cugina che ha assistito all'evento. Non c'è da dubitare dell'onestà intellettuale dell'artista canadese, si sa che in Canada sono acuti e sensibili.

10/giu/2008

L'ottava vibrazione

Sette anni dopo l'uscita dell'ultimo romanzo, Carlo Lucarelli ritorna a pubblicare un proprio lavoro. Dopo aver letto il libro si capisce il motivo di tale attesa. Questo libro non è brutto, ma è privo di una trama di interesse e non è scritto dal solito (grandissimo) Lucarelli, quello di De Luca, Coliandro e degli altri libri che lo hanno reso celebre presso i lettori amanti del giallo. E' forse il contesto e la storia in cui ruota a non essere apprezzabile (l'Eritrea di fine '800 della sconfitta di Adua): c'è una storia d'amore complicata e un'indagine clandestina di polizia sullo sfondo della vita della colonia che si accinge a combattere e perdere. Ma il libro viaggia lento e impacciato, nè aiuta l'uso forbito di troppe parole della lingua locale. Non mi è piaciuto. Un incrocio tra un romanzo storico, un giallo malriuscito e la letteratura rosa. INCIPIT "Tutte le volte che si allentava il nodo della cravatta, il signor Cappa batteva l'unghia del pollice contro la superficie inamidata del colletto. Agganciava il nodo con l'indice, tirava pano verso il basso e poi, sempre, un piccolo colpo con la punta del pollice sulla cellulosa irrigidita, un piccolo colpo secco, all'indietro, come per lanciare una biglia, tutte le volte. Non serviva a niente, non aveva significato, e se anche gli avessero chiesto il motivo per cui lo faceva lui non avrebbe saputo cosa rispondere, perché non si era mai accorto nemmeno di farlo." QUARTA DI COPERTINA Carlo Lucarelli L'ottava vibrazione Stile libero/Big pp. 468 € 19,00

Massaua, 1896. Nel catino rovente di una città sensuale e cosmopolita tutti i destini si intrecciano. Mentre un detective non autorizzato è ossessionato dalla ricerca di un assassino di bambini, uomini, donne e soldati precipitano, senza saperlo, verso il proprio destino. Verso la piú colossale disfatta che il colonialismo europeo abbia subito. La battaglia di Adua. Un grande romanzo di guerra e d'amore. E di delitti.

Una storia epica rinasce dall'ombra del passato e irrompe in una luce cupa e visionaria, splendida e dannata. Tutte le voci, i dialetti e le lingue, sono il tessuto di un romanzo corale dove inferno e salvezza abitano insieme. Gli amori i tradimenti i deliri e le perversioni piú folli si intrecciano all'innocenza piú pura, l'arroganza dei potenti vive accanto alla comunità degli umili, la magia e il quotidiano si fondono. Lo scrittore che ha rinnovato il noir italiano porta la propria indagine della «metà oscura» dell'anima in un nuovo, inesplorato terreno. Dove una pagina oscura della nostra storia diventa leggenda.

Si sentiva. Si sentiva nell'aria che schiacciava la città. C'era qualcosa di diverso in quell'aria immobile e pesante, calda come in un forno, un odore aspro di metallo e fumo bagnato, un brivido elettrico, che sapeva di bruciato e faceva rizzare i peli sulle braccia. Era già stagione di piogge, ma non è aria di temporale quella che possono sentire tutti, da Massaua e lungo la costa, oltre Archico, Zula, Assab, e dentro, fino a Cheren, e su per l'altopiano, fino ad Asmara, Agordat e oltre, oltre i confini della Colonia, nelle terre del negus. È aria di guerra.

07/giu/2008

Slaidsciò

EBRO IN C1

Dopo la splendida prestazione tra le mura casalinghe della Forza e Coraggio (prova maiuscola del duo Solaini-Santroni, ma un grande apporto viene anche da tutta la panchina bianco-verde) i ragazzi di coach Contardi si ripetono in quel di Gallarate. Partita che inizia in salita per un Ebro poco aggressiva in difesa e troppo disorientata in attacco. "Pensavamo ancora alla partita di sabato - dirà il coach a fine partita - e ci siamo scordati che noi non siamo una squadra da 91 punti a partita, dovevamo difendere." L'orgoglio milanese però si risveglia nel secondo tempo: sotto di 18pt, i nostri, guidati da un splendido capitan Santroni, ricuciono il distacco e si portano a -1. Tutto da rifare per la squadra di casa che subisce pesantemente l'impatto psicologico della rimonta meneghina. Decisivo come al solito si è rivelato l'organico, orchestrato da Contardi, che ha chiuso la partita con un 76-68 che sa di promozione. "I ragazzi sono stati bravi a crederci fino in fondo, anche quando le cose sembravano non andare per il verso giusto" commenta a fine partita il coach della NEOPROMOSSA! Fonte: http://www.ebrobasket.it/test/team_new.php?page=m009_team&team=c2 Notevole la foto di gruppo della squadra avversaria (Pallacanestro Gallarate), pubblicata sulla prima pagina del sito.

Abbiamo visitato santa CRUZ e CORDOBA

29/mag/2008

Va a ciapà i rat

Ciao Mancio, ci mancherai. Volevi andare via e il Presidentissimo ti ha accontentato. Ci mancherà come schieravi a caso la squadra quando le partite erano importanti, le tue intuizioni geniali come Burdisso centrocampista, Maniche su Pirlo o Mihajlovic (ultima gara della carriera) che prende il posto di Figo quando dovevamo vincere, i raccomandati amici tuoi titolari per forza (Cesar, Favalli o Stankovic). Il fatto che indovinassi i cambi durante la partita sembrava intuito da grande allenatore, invece era perchè l'11 iniziale non era corretto perchè "qualcuno" aveva sbagliato. Nell'ultimo campionato avevi la rosa migliore della Serie A ma c'è voluto un Ibra fuoriclasse per vincere, quell'Ibra che, insieme a Figo, ti aveva già mandato a quel paese. Dopo Inter-Siena anche il più scettico sulle tue incapacità ha potuto appurare che nella gestione della partita non riuscivi a intervenire neanche sulla scelta dei rigoristi. Ora per te c'è la panchina del parco, fatti consigliare da Sinisha sugli orari di apertura sennò rischi brutte figure pure lì.

Correttore ortografico di Google

27/mag/2008

Fine stagione

C'è vita su Marte? A Milanello ci credono, la squadra prosegue gli allenamenti in attesa della chiamata dal pianeta rosso per l'ottavo di finale della Coppa del Sistema Solare, che, se vinta, nobiliterebbe il 2008 dei bilanisti. "Se le teorie del vecchio cuore rossonero Albert Einstein sono corrette" dice l'a.d. del BB?ilan Galliani "e l'universo si sta veramente espandendo, sfideremo gli alieni". Favalli, Cafu e capitan Maldini firmano un contratto quinquennale. Soddisfatto Berlusconi che commenta "Non andremo mai a giocare sulla Stella Polare per non dare la sensazione di preferire il Nord leghista al Sud operoso". Coppa Italia: l'Inter perde all'Olimpico in casa della Roma una gara di andata senza la gara di ritorno. Forti sospetti sui capitolini per i 7/8 aiutini di cui avrebbero beneficiato i giallorossi nell'edizione 2008 di questo trofeo. Peraltro l'Inter ha mostrato il gioco migliore della Coppa Italia, su questo i commentatori sportivi sono tutti concordi.

26/mag/2008

Segreti e suggerimenti per una tazzina a prova d'assaggio

Il livello dell’acqua non deve superare l'inizio della valvola Due sono le motivazioni: 1) per mantenere un corretto rapporto acqua/caffè, ottenendo tutte le volte che si prepara il caffè un equilibrio organolettico soprattutto legato alla corposità della bevanda 2) per evitare che riempiendo la caldaia della moka oltre il livello della valvola, con il tempo si possano creare delle incrostazioni di calcare sulla stessa, compromettendo la sicurezza della caffettiera. Per una caffettiera da 3 tazze, riempi il filtro con 5 cucchiaini da caffè da circa 3 grammi ciascuno Test di laboratorio hanno dimostrato che in una moka da tre tazze per ottenere un risultato soddisfacente, il valore ottimale della polvere di caffè nel filtro può variare da 13 a 17 grammi (si suggerisce un valore medio di circa 15 g) e la quantità d’acqua da 140 a 180ml (si suggerisce un valore medio di circa 150ml). Non pressare il caffè e non fare fori Per evitare che l’acqua calda nel passare attraverso la polvere di caffè inserita nel filtro non incontri una resistenza troppo elevata da risultare quasi impenetrabile ottenendo un caffè dal gusto bruciato, piuttosto che una mancanza evidente di resistenza tanto da ottenere un caffè decisamente acquoso e privo di aromi. Mantieni la fiamma sempre molto bassa Sia per consentire all’acqua che si stà riscaldando, di risalire lentamente nel filtro attraverso la polvere di caffè, senza che il vapore formato nel recipiente inferiore si scaldi eccessivamente favorendo l’estrazione di aromi negativi che per evitare il surriscaldamento della caffettiera moka stessa. Spegni il fuoco prima che il caffè finisca di uscire La coda compromette il gusto dell’intera tazzina. Test di laboratorio hanno dimostrato che la parte finale del caffè prodotto dalla moka, la cosiddetta “coda”, favorita dalla temperatura elevata della “estrazione in corrente di vapore” produce un inevitabile gusto bruciato nel prodotto finale. Si dovrebbe quindi ridurre di circa il 20/30% la quantità di caffè prodotta. In altre parole spegnendo il fuoco quando l’estrazione del caffè inizia a borbottare ci farà ottenere circa 100/110ml piuttosto che i potenziali 120/130ml ottenuti se la moka fosse rimasta sul fuoco fino al completamento della estrazione (una riduzione di circa 20ml del volume di caffè estratto). Prima di versare un caffè, mescolalo con un cucchiaino Questa operazione è necessaria per omogeneizzare le varie fasi della estrazione del caffè, da quella iniziale che è densa, concentrata e ricca a quella finale che risulta più liquida, aromatica e leggera. Il caffè così ottenuto risulta gradevole, ricco e vellutato dalla prima all’ultima goccia servita in tazza.

25/mag/2008

La Ballata del Corazza

La Ballata del Corazza

di Wu Ming 2

Era il classico lavoro “che gli italiani non vogliono fare più”. Grazioso eufemismo. Come se altri popoli non vedessero l'ora. Traduzione: solito lavoro di merda. Di quelli che gli italiani possono ancora permettersi di rifiutare. Tu no. Specie quando ne hai appena perduto uno, e tempo sei mesi devi collezionarne un altro, altrimenti aria, perché di lavori che gli italiani non vogliono fare più ce ne sono a strafottere, e se resti disoccupato significa che non ti vuoi applicare. Puoi stare in Italia, ma senza tirartela da italiano. Punto.

Per di più, la ditta può rimediarti una vera casa, dimensioni sufficienti per chiedere il ricongiungimento familiare, un rustico in mezzo alla campagna, mal ridotto ma abitabile, con la Porcilaia a cinquanta metri dalla finestra di cucina, in compenso la stanza da letto spalancata su un filare di pioppi, ingialliti dall'autunno e dal tramonto.

Al puzzo, ci si può abituare. Milioni di persone respirano l'irrespirabile senza battere ciglio.

I maiali, almeno, sono roba naturale.

From: Stab.C.Buratto

To: direzione@fattorieriunite.com

Subject: trattam. post-gravidanza

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Egr. Dott. Marano,

desidero informarla che il nuovo trattamento post-gravidanza è stato sperimentato con successo nel corso dell'ultimo mese, secondo la seguente posologia:

Subito dopo lo svezzamento della figliata, ogni scrofa riceve due iniezioni: 2 cc. di PG 600 (Intervet) e 3 cc. di siero generico con gonadotropina per giumente gravide (PMSG). Il tutto, a un costo di 2.60 euro/scrofa.

Se le scrofe non mestruano entro 21 giorni, ricevono un'ulteriore iniezione di 5 cc. di PG 600 a un costo approssimativo di 5 euro/dose. Circa il 10% delle scrofe riceve questo secondo trattamento.

Se non mestruano entro 24 giorni, le scrofe vengono eliminate.

Infatti, come sostiene J.P.Mangoose in Successful Farming, "ogni scrofa che non sia gravida, non allatti, o non si trovi nei sette giorni post-svezzamento è da considerarsi non attiva"

Cordiali Saluti,

S. De Biase

Ho cominciato a lavorare alla Porcilaia all'inizio di novembre. Tre quattro giorni e già sperimentavo le prime mutazioni. Il fetore dei porci doveva aver innescato una qualche reazione chimica. Cellule di epidermide sostituite per sempre da scago suino.

Mattina dopo mattina, mi davano il buongiorno millecinquecento maiali La visione d'insieme era impressionante. Grugni, schiene, orecchie porcine affollavano quattro recinti come vermi in un sacchetto da pescatore. Ma il brulicare degli animali rinchiusi non aveva nulla di naturale, niente che ricordasse una folla spontanea, un gregge, l'incessante andirivieni dei formicai. Grossi maschi rosicchiavano le sbarre per intere giornate, scrofe deformi biascicavano aria, trascinando pance gravide su fetidi pavimenti a graticcio mentre le bestie più giovani reclamavano spazio per girare su sé stesse come mosche ubriache di caldo. L'unico paragone che affiorava al cervello, quando mi incantavo a fissare quel mare di carne, erano i matti allucinati di un salone di manicomio.

Il pavimento a graticcio degli allevamenti suini sembra avere più meriti che svantaggi.

L'animale di solito viene macellato prima che compaiano deformazioni serie.

Farmer and Stockbreeder, giugno 98

Egr. Dott. Marano,

desidero informarla che da quest'oggi, nello stabilimento di Castel Buratto, è in corso la sperimentazione del nuovo modulo informatico per la gestione dei processi produttivi. Attraverso l'uso di macchine a controllo remoto, gli addetti potranno nutrire, prelevare, inseminare, trasportare e infine macellare ogni tipo di suino senza essere costretti ad avvicinarsi ai recinti. Ciò dovrebbe garantire un miglioramento degli standard di sicurezza interni, peraltro già molto elevati, e soprattutto far registrare un aumento della produzione pari a 0,82 nati/anno per scrofa e a 4372 chili di carne suina pronta per la distribuzione.

Non ci volle molto perché l'aerosol quotidiano a base di miasmi suini finisse per influire sul mio modo di fare sesso. Detto meglio: mi passò proprio la voglia. E non solo di quello. Mi passò la voglia di fare un sacco di cose. Ora non so se il problema fosse più il puzzo, o qualche sostanza chimica disciolta nello scagazzo, o l'interazione quotidiana con migliaia di porci. Forse quest'ultima. Fatto sta che per otto ore al giorno sentivo più grugniti che parole. I contatti con le bestie erano regolati da procedure, studiate per non farti pensare che avevi a che fare con esseri animati, quando portavi le scrofe nelle gabbie parto, settanta centimetri di larghezza, o un porco ben ingrassato sul nastro per il macello.

Di tutte le schifezze che ci toccava fare, la peggiore in assoluto si chiamava prelevamento. Prelevamento può essere una bestia da portare al mattatoio, o dal veterinario, o all'inceneritore, se per caso non ha retto ed è schiattata là in mezzo, nel cuore rosamerdo del recinto. I poveracci a cui toccava, ne uscivano quasi sempre con un morso da qualche parte e il terrore negli occhi. Per questo, salutammo con applausi sinceri la prima dimostrazione pratica delle straordinarie capacità di Pigpicker®, un braccio meccanico a controllo remoto capace di afferrare la bestia giusta e scodellarla fuori dal recinto come una forchettata di spaghetti.

Restava un lavoro di merda, per carità, ma Pigpicker® era un bel regalino.

Un mazzo di rose nella mano che ieri ti ha mollato un ceffone.

Poi, come un manrovescio, il fetore ti riportava alla realtà: non c'era niente di asettico in quel posto schifido, niente di pulito, niente che potesse ingannare i sensi su quello che il corpo stava facendo. Fanculo le procedure. L'unica soluzione era non pensare, non pensare, non pensare. Solo che il cervello ci prendeva gusto. Il cervello smetteva di pensare anche alla cena, alla spesa, alle tette di una moglie desiderosa di considerazione. Spariva tutto. Angoscia e desiderio. Tutto tranne quel puzzo maledetto che ti portavi addosso come seconda pelle.

Le perdite per decessi durante il trasporto sono troppo elevate - più di otto milioni di dollari l'anno.

Ma non ci vuole molto a immaginarsi perché sovraccarichiamo i camion di bestie.

Costa meno.

Edwin Cartwright, su Lancaster Farming, novembre 2001

Egr. Dott. Marano,

come da lei richiesto, è stato mantenuto il massimo riserbo in merito all'infortunio occorso al nostro dipendente in data odierna, evitando ulteriori dichiarazioni alla stampa locale. Il comunicato ufficiale del direttore dello stabilimento, che allego, ribadisce soltanto che l'incidente non è imputabile al mancato rispetto delle norme di sicurezza da parte dell'azienda.

Confermo inoltre che non ci sono testimonianze oculari di quanto accaduto e che il dipendente in questione, sig. Elvio Corazza, si trova tuttora in stato di incoscienza nel reparto traumatologico dell'Ospedale di San Nicola.

Nessuno aveva notizie precise. L'ultimo che l'aveva visto, prima che lo caricassero sull'ambulanza, era un addetto del reparto macellazione, che lo aveva sottratto al braccio meccanico un attimo prima di ritrovarselo conficcato sui ganci d'acciaio insieme alle altre carcasse. A quanto pare, perdeva molto sangue dalla spalla destra. L'ipotesi era che Pigpicker® l'avesse confuso con una bestia e piazzato sul nastro trasportatore del mattatoio, dove le cinghie avevano completato il sequestro. Dato che come dimensioni non raggiungeva quelle di un maiale, era riuscito a divincolarsi almeno in parte, così che la pistola, invece di centrarlo alla nuca, lo aveva preso poco più sotto.

Restava da capire come fosse successo che Elvio Corazza finisse sul nastro. Alcuni dicevano che c'era stato un guasto, che Pigpicker® si era bloccato, che Elvio si era avvicinato per provare a farlo ripartire ed era stato catturato con mossa fulminea. Altri non si spiegavano come mai Elvio non avesse urlato, come fosse possibile che nessuno si fosse accorto di nulla. Forse Elvio aveva tentato un sabotaggio, ma le macchine avevano avuto la meglio. Si diffuse persino la notizia che Elvio avesse perso un braccio, nel tentare di divincolarsi, e che ci fossero almeno un paio di braciole sospette, tra quelle prodotte dallo stabilimento in quella giornata infausta. Altri sostennero che si trattava di un tentato suicidio, estrema forma di protesta contro l'azienda, da parte dell'unico operaio di nazionalità italiana impiegato in uno di quei lavori che gli italiani non vogliono più fare. Altri ancora, diffusero la notizia di un Elvio Corazza diventato animalista, stanco di compiere soprusi sulle povere bestie, capace di tuffarsi sul nastro per salvare la vita a una scrofa dagli occhi dolci, condannata a morte dopo venti giorni di non-attività. Girava pure la voce che, prima di finire sul nastro del mattatoio, il povero Elvio fosse passato dal settore fecondazione, ritrovandosi sodomizzato da una specie di siringa per dolci, traboccante testosterone arricchito di maiale da monta. Ma nemmeno di questo, esistevano prove certe.

Bisogna considerare e trattare le scrofe in età riproduttiva come preziosi ingranaggi di un congegno

la cui funzione è pompare fuori porcelli come una macchina per salsicce.

J.L.Taylor, in National Hog Farmer, luglio 2000

Egr. Dott. Marano,

perdoni la schiettezza, ma mi corre l'obbligo di informarla che il perdurare del silenzio stampa sul caso Corazza, da parte dei responsabili dello stabilimento, sta producendo risultati inattesi e quanto mai nocivi. Sulla dinamica dell'incidente, infatti, fin dalle prime ore sono cominciate a circolare notizie infondate, false e tendenziose, con versioni dell'accaduto prive di qualsiasi riscontro, volte per lo più a screditare l'azienda e a presentare il Corazza volta per volta come martire, eroe popolare, ribelle individualista, suicida per protesta, animalista convinto.

A questo proposito, ritengo che sarebbe più opportuno diffondere una versione ufficiale su quanto avvenuto all'interno dello stabilimento. Essa quantomeno potrebbe affiancare le molte dicerie e cercare di contrastarle con una parvenza di obiettività. Giunti a questo punto, mi pare l'unica mossa praticabile, poiché possiamo cucire bocche, bloccare notizie, occultare filmati ripresi da telecamere interne, imporre il silenzio e censurare le ipotesi, ma spegnere una leggenda, non mi sembra possibile.

A fine mese, la brigata animalista “Elvio Corazza” cercò di liberare i maiali con un blitz notturno. Penetrati nel capannone principale, al momento di aprire il recinto si accorsero che i porci non avevano alcuna intenzione di uscire dal gabbio. Prima dell'introduzione di Pigpicker®, un simile evento significava una sola cosa: mattatoio in vista. Una decina di grossi animali assalì i liberatori e li mise in fuga. Nessuna delle bestie, quella notte, osò varcare l'ingresso del recinto. La Fattorie Riunite, tuttavia, decise di dotarsi di una recinzione a prova di assalto. Il cancello della ditta divenne anche il cancello di casa nostra.

Quel giorno, nel sognare possibili strategie di annientamento del nemico, mi sorpresi a pensare che se qualcuno avesse sganciato una bomba sulla Porcilaia, avrebbe raso al suolo anche il rustico abitabile che ci avevano concesso in comodato. Avrebbe fatto del sottoscritto o un cadavere o un vedovo o un disoccupato.

Certo non l'avrei mai sganciata io, quella bomba. E nemmeno l'avrebbero fatto quelli fuori.

“Fuori” era soltanto un modo di dire.

Basta con la macellazione islamica e rituale.

E' incivile e provoca sofferenze inutili agli animali.

Alessandro Cè, capogruppo Lega Nord, Camera dei Deputati, Italia.

Egr. Dott. Marano,

in seguito alla costruzione della barriera dissuasiva intorno allo stabilimento di Castel Buratto, ci siamo visti costretti a dotare la famiglia del sig. Tomacek di una tessera a scansione elettronica che consente di aprire i cancelli, passare i controlli all'infrarosso e al metal detector, e accedere all'abitazione che si trova al centro dei terreni di nostra proprietà.

Tuttavia, temiamo che il sig. Tomacek non sia sufficientemente affidabile per il privilegio che gli viene concesso. Verificata l'impossibilità di sfrattarlo in tempi brevi, suggeriamo di recintare anche la sua abitazione e di costruire un sottopassaggio che gli permetta di accedervi, senza con questo mettere a repentaglio la sicurezza dell'intero stabilimento.

***

Quando venimmo a stare qui, il nostro appartamento era circondato dai campi per tre lati su quattro.

La vista sui pioppi e sul calare del sole ce la rubarono quasi subito.

Pochi giorni dopo il nostro arrivo, l'Associazione piccoli allevatori organizzò la prima manifestazione di protesta contro la Porcilaia di cui si abbia notizia.

Si radunarono in una mattina di nebbia, alle porte del paese, coi maiali al guinzaglio e i cartelli nell'altra mano, e marciarono fino al Municipio su stivali di gomma, pretendendo di incontrare il sindaco. Chiedevano un indennizzo a spese del comune, che li risarcisse per le perdite subite a causa della concorrenza della Fattorie Riunite.

- Quando che viene la grandine - spiegò uno dei dimostranti ai microfoni della radio locale - e spappola la frutta che sta ancora sugli alberi, allora gli agricoltori vengono, e chiedono che lo Stato gli dà una mano, perché hanno avuto sfiga. E quando che a una famiglia ci nasce un figlio endicappato, allora lo Stato ci dà una mano, perché anche loro hanno avuto una sfiga. Adesso anche noi ce n'abbiamo una, e per di più ce l'han tirata addosso proprio loro, che se a quelli della Porcilaia ci dicevano di no, noialtri eravamo ancora lì a vendere i nostri maiali senza dar noia a nessuno, e se una scrofa ci metteva al mondo meno porcelli, non stavamo certo qui a rompere le balle e a far la gnola. Quindi insomma, che ci paghino, e la facciano finita.

Le trattative andarono avanti per diverse settimane, finché la Fattorie Riunite non decise di rompere gli indugi. Fece un'offerta abbastanza appetibile, esclusiva per gli allevatori della zona che avessero ceduto i loro capi entro la fine del mese. Il Comune integrò, proponendo incentivi per la riconversione degli allevamenti da suini a pollame. Uno dopo l'altro, gli allevatori finirono per cedere. Entro fine mese non gli rimase neppure un maialino da portare a passeggio la domenica mattina in Piazza Duomo.

Da parte sua, la Fattorie Riunite ottenne il permesso per costruire altri due capannoni, portando così a seimiladuecento il numero di esemplari di sua proprietà.

Più o meno a tutti, parve un buon risultato.

Tranne a noi. I due nuovi capannoni si infilarono tra i pioppi del fiume e la finestra della camera. La puzza raddoppiò. Non c'era verso di farci l'abitudine. Mi chiedevo come facessero i nostri compaesani. Certo, nessuno stava vicino quanto noi al merdificio, ma la differenza non poteva essere così enorme. Su tremilacinquecento persone, almeno cinque o sei con le narici ancora funzionanti dovevano esserci. Era questione di statistica. Bisognava solo trovarle.

- Allora - propose Delvis dopo un'ora di confronto - Stampiamo tutto su un volantino e domenica facciamo il banchetto. Cominciamo a raccogliere le firme e tra un mese le portiamo dal sindaco.

- Bravo. E poi? Pensi che il sindaco gli dice di andar via?

- Intanto s'è fatta un po' di sensibilizzazione. Senza la sensibilizzazione...

- Quale sensibilizzazione? - lo incalzò Bonetti - Chi voleva sapere, è venuto stasera. E non è che siamo a Milano, qua le notizie girano, tempo una settimana lo sa tutto il paese.

- Io farei un blocco stradale - saltò su Miriam. E molte teste mostrarono il loro accordo.

- Macché blocco stradale! Così dopo c'hai tutti gli automobilisti contro, anche quelli che ti verrebbero dietro volentieri ma ci fai saltare i maroni quando che devono andare a lavorare.

- E un sit in davanti ai cancelli? Cosa dite? Imponiamo uno sciopero dal basso contro la puzza di merda, per la sicurezza sul lavoro e il reddito di cittadinanza.

- Che cazzo c'entra il reddito di cittadinanza, Fabris? Una cosa per volta, dio bono!

- A me non sembrava male l'idea di un boicottaggio - propose Corrado - Smettiamo di mangiare carne di maiale, prosciutti e salamini per almeno un paio di mesi..

- Sì - lo interruppe Delvis - peccato che i prosciutti di Bonazzi non siano fatti con questi maiali qui, e nemmeno le braciole del Bomba.

- Idea! - proruppe Gladys - Entriamo dentro di notte e liberiamo tutti gli animali. Eh?

- Bella cazzata. Così poi ti vengono a dormire nel letto.

- Che tanto a far la troia ti ci trovi bene - mormorò un tale.

- A chi hai dato della troia?

- Dite quel che volete, ma a me il blocco stradale mi pare la cosa migliore: No ai gas di scarico. Di qualunque genere.

- Fate star zitto quel coglione, dai. Io mi sveglio la mattina alle cinque per andare nei campi e se trovo qualcuno che si mette in mezzo, faccio finta di niente, vi avverto, tiro dritto e tanti saluti.

- Complimenti. Un applauso per il nostro nazista! Io piuttosto...

Due mesi dopo, cominciarono a costruire un capannone in cemento dove fino ad allora si erano ammucchiate pile di barbabietole in attesa dello zuccherificio. Sulle prime, pensammo si trattasse di un magazzino o qualcosa del genere, anche se le dimensioni erano un po' eccessive. Scoprimmo presto che la Fattorie Riunite stava costruendo in loco un mattatoio hi-tech, per ridurre i costi del trasporto suino e gestire meglio tutta la baracca, dalla materia prima al prodotto finito.

La Porcilaia cresceva e si apprestava a raggiungere le diecimila unità.

A novembre, un anno esatto da quando ci eravamo insediati a Castel Buratto, si completò l'accerchiamento, con altri sei capannoni sull'ultimo lato disponibile.

A volo d'uccello, il nostro rustico abitabile poteva sembrare a tutti gli effetti una delle unità produttive della Fattorie Riunite SpA. Ma di uccelli ne volavano sempre meno, in quella fetta di cielo fetido e azotato.

E sempre meno ne volavano sopra il paese, perché l'aria non teneva conto di recinzioni e filo spinato. I pochi rimasti potevano vedere camion carichi di maiali percorrere a velocità sostenuta le strade comunali, e soprattutto la Statale, che quanto a puzza non aveva molto da invidiare alla Porcilaia. Potevano vedere i lavoratori della zona varcare i cancelli anti-assalto tutte le mattine alle sette precise. Potevano vedere infiltrazioni del terreno e piogge autunnali mettere in contatto il letame suino con l'acqua dei fiumi e farci crescere la pfi-qualcosa, un microrganismo che uccide i pesci e rovescia le budella agli umani. Potevano vedere i bambini del paese respirare una sostanza velenosa chiamata acido solfidrico, mentre la maggior parte dei loro genitori tirava a campare come se niente fosse. Potevano vedere il piscio dei maiali diffondere nell'ambiente gli antibiotici usati per le bestie, e i batteri della zona diventare super-resistenti grazie all'esposizione. Potevano vedere che la Porcilaia, a pieno regime, succhiava centinaia di migliaia di litri d'acqua ogni giorno.

Potevano vedere la Porcilaia e il Paese.

“Fuori” era soltanto un modo di dire.

***

Egr. Sig. Marano,

le confermo che diverse organizzazioni sindacali e associazioni dei lavoratori hanno indetto per mercoledì 27 p.v. uno sciopero di solidarietà col sig. Corazza e per la sicurezza sul posto di lavoro. La partecipazione degli operai del nostro stabilimento sarà, presumibilmente, totale. Cogliendo l'occasione, abbiamo deciso di sperimentare la fase 3 del progetto di meccanizzazione dei cicli produttivi, che prevede la totale assenza di personale all'interno dei capannoni. Sarà mia cura tenerla prontamente informata sui risultati dell'esperimento.

Io e mia moglie non siamo mai stati in granaio, prima d'ora.

E' tardi. I ghiri rosicchiano la paglia del sottotetto. Impugno la torcia e faccio scorrere il fascio di luce sui muri umidi e scrostati.

Il contatore della luce è lì, di fianco alla conduttura del camino.

Mi avvicino. La laurea in ingegneria elettronica potrebbe tornarmi utile, adesso.

Smonto la protezione in plastica e infilo il cacciavite tra i contatti giusti.

Un lampo. Poi buio.

Egr. Sig. Marano,

mi hanno appena comunicato che, causa un guasto sulla rete elettrica, ogni attività all'interno dello stabilimento risulta bloccata. Fatto non troppo grave, se si esclude che, fino al ripristino dell'erogazione di corrente, il sistema di areazione e riciclo dell'aria non potrà funzionare, sottoponendo gli animali a concentrazioni di acido solfidrico molto superiori alle massime consigliate.

Pronto? Pronto, Marisa, ti sento malissimo, ma se voi mi sentite, vado lo stesso. Allora, sono qui davanti allo stabilimento della Fattorie Riunite, insieme ad almeno diecimila persone provenienti da tutta la provincia. Alla protesta sindacale per la sicurezza sul lavoro, si sono aggiunti molti altri soggetti. Le associazioni dei consumatori protestano per i mancati controlli da parte della ditta sull'eventuale presenza di carne umana tra le braciole prodotte il giorno dell'incidente. Gli animalisti chiedono la scarcerazione dei quattro esponenti della Brigata “Elvio Corazza”. I comitati ambientalisti sostengono di aver scoperto che i miasmi da porcilaia possono indurre gravi forme depressive, sul genere di quella che avrebbe spinto Elvio al presunto tentato suicidio. “A ciascuno la sua Corazza”, recita uno degli striscioni appesi al recinto qui davanti.

Ma la cosa più incredibile è che da un paio d'ore la puzza tremenda prodotta dalla Porcilaia si sta lentamente affievolendo. Prima sembrava solo l'impressione di pochi, ma ora ne abbiamo la certezza. E sinceramente, c'eravamo dimenticati che fosse possibile respirare un'aria così salubre, e distinguervi odori di terra, alberi ed erba bagnata. Ancora non si è capito come possa essere successo, ma c'è chi si dice convinto che tante persone insieme, respirando all'unisono, possono depurare qualsiasi fetore. In attesa di saperne di più, vi lasciamo col beneficio del dubbio e invitiamo tutti i San Tommaso ad aprire le finestre di casa e a toccare con mano, o a raggiungerci qui, per unirsi a questa straordinaria depurazione collettiva.

Visti dall'alto sono uno spettacolo. La torretta del rustico abitabile offre un colpo d'occhio a trecentossessanta gradi sulla folla che circonda lo stabilimento, ancora molte ore dopo lo scioglimento ufficiale del corteo, mentre l'ultima luce del giorno accarezza i contorni delle nuvole.

Forse hanno deciso di godersi l'aria buona il più a lungo possibile, sapendo che da un momento all'altro l'incantesimo potrebbe svanire. Prima o poi, la puzza tornerà. Dal canto nostro, continueremo a far saltare la luce finché non ci scopriranno. Giusto per alimentare il ricordo.

Non posso fare a meno di sognare l'ennesima strategia di annientamento del nemico. Chiudo gli occhi, e vedo la gente sfondare la recinzione, priva dell'elettricità che la percorre di solito, raggiungere i capannoni, trovare il modo di entrare. Sono almeno diecimila, dice la radio. Basterebbe che ciascuno adottasse un maiale, se lo portasse a casa con un bel guinzaglio e se ne prendesse cura. Dove metterlo non sarebbe un grosso problema: qui in campagna abbiamo un sacco di spazio. Poi, magari, chi può permetterselo potrebbe pure pagare. In alternativa, si può decidere di staccare l'elettricità in tutta la zona e cenare sempre a lume di candela e trovarsi intorno al fuoco a cantare le ballate di Elvio Corazza.

In alternativa, non so, ci verrà in mente qualcos'altro.

Al momento, tutto sembra possibile.

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