venerdì 30 novembre 2007

Voglio un Paese normale

C'è un giudice inquirente che indaga su un Ministro della Giustizia e c'è uno che è il sedicente Ministro della Giustizia che toglie l'indagine ad un giudice inquirente. In un Paese che fino a diciotto mesi fa se la prendeva con il Silvio Nazionale perché varava leggi ad personam, per sé o per i suoi soci, non c'è male. Il PM deve rispondere addirittura di undici capi d'imputazione perché ha esternato troppo: indagava infatti su quisquiglie, tipo fondi comunitari gestiti in maniera fraudolenta (che paroloni!) con gruppo di amici (o compagni?) tutti concentrati ad organizzare la faccenda, con soci altolocati per sentirsi meno soli. Lo hanno quindi fermato per il suo bene. O evidentemente si sono confusi. E poi c'è una GIP che lavorava a Milano (nella civile città padana, mica a Catanzaro, dove sono tutti mafiosi) che anche lei mica ha lavorato in maniera serena, e infatti anche qui la tutelano. Ai genitori di questa GIP è accaduta una cosa strana, intanto continua a lavorare in maniera instancabile...

giovedì 29 novembre 2007

Grazie a te, Capitano.

Ciao Trombettiere

MILANO - Lunedì, a San Giuliano Milanese, ci ha lasciato Rinaldo Bianchini, il "trombettiere" dell'Inter, il tifoso nerazzurro che, per tanti anni, ha seguito la sua squadra del cuore in occasione di ogni partita, manifestando la sua passione con lo strumento che suonava dalle tribune degli stadi.

Per ricordare la figura di Rinaldo Bianchini, Inter.it propone l'articolo di Fabio Ravera pubblicato oggi su "Cittadino" di Lodi.


"Il 'trombettiere della carica' ora spronerà la sua Inter dal cielo. In un angolo di paradiso nerazzurro, assieme a tanti amici che con lui vissero il periodo più bello della storia della Beneamata: Angelo Moratti, Helenio Herrera, Armando Picchi, Giacinto Facchetti, Italo Allodi, Peppino Prisco. Perché Rinaldo Bianchini, l'uomo che per tanti anni ha incitato la sua squadra dalle tribune con la sua inseparabile tromba, è stato molto più di un semplice tifoso. Con la sua scomparsa, avvenuta lunedì a causa di un male che non perdona, se ne va un altro pezzo di calcio, quello puro e genuino, passionale e sincero.

Nato a Zelo Buon Persico 74 anni fa, e fiero delle sue radici lodigiane, Bianchini si era poi stabilito a San Giuliano Milanese, posizione strategica per raggiungere la sua seconda casa, lo stadio 'Meazza', dove ogni domenica (e ogni mercoledì di coppa) caricava la truppa nerazzurra soffiando a pieni polmoni nella sua tromba, strumento che aveva imparato a suonare nella banda 'San Giuseppe' di Melegnano, arrivando poi a esibirsi in svariate orchestra e accompagnando addirittura, per qualche serata, un genio dello swing come il grande Fred Buscaglione.

'Ha girato tutto il mondo seguendo la Grande Inter - lo ricorda il fratello Franco -. Era molto noto nell'ambiente nerazzurro, con alcuni protagonisti di quell'epoca aveva stretto una sincera amicizia, in particolare con Allodi, Angelo Moratti, Herrera, Mazzola e Facchetti. L'Inter e la tromba erano le sue due grandi passioni: è riuscito a coniugarle diventando un personaggio molto amato'. Prima in curva e poi in tribuna, Bianchini ha vissuto da vicino oltre sei lustri di storia interista: fu il primo, nel 1960, a fondare un Inter Club, il primo ad addobbare lo stadio con gli striscioni colorati di nerazzurro. E ovunque andasse veniva accolto con entusiasmo anche dai tifosi avversari: 'Nel 1961 seguii una trasferta dell'Inter a Belgrado - si legge in una sua intervista rilasciata al 'Cittadino' e pubblicata l'8 luglio 1991 -. Decisi di partire da solo, con la macchina. Arrivato a Zagabria ebbi un guasto, dovetti abbandonare l'auto e prendere il treno, portando con me solo lo striscione che avevo preparato. Il disguido aveva scompaginato tutti i miei piani: infatti arrivai con grande ritardo, con Herrera e tutti i giocatori ad aspettarmi impazienti per andare in pullman allo stadio per la partita. Arrivati, allungai lo striscione e furono gli stessi tifosi della Stella Rossa ad aiutarmi ad appenderlo sulle tribune'. Del resto la sua filosofia di tifo era completamente improntata al fair play: 'Centomila persone non mi hanno mai fatto niente - diceva -, perché il mio scopo è semplicemente quello di guardare la partita e basta. Tifare significa solo incitare la propria squadra'.

Cosa che Bianchini ha fatto per una vita, dando fiato e polmoni al suo morbo nerazzurro e diventando un personaggio simbolo, citatissimo da radio e telecronisti (Bruno Pizzul in particolare ne raccontava spesso le gesta) di un calcio forse oggi perduto. 'Lo ricordo con tanta simpatia - dice il lodigiano Giampiero Marini, centrocampista dell'Inter a cavallo tra gli anni '70 e '80 -. In campo noi giocatori sentivamo la sua tromba, come segnale per caricarci o per festeggiare. È stata una persona che ha lasciato un segno importante nella storia dell'Inter'.

mercoledì 28 novembre 2007

Furbo come il governo svizzero

Interrotta la tradizionale politica di accoglienza... In effetti la disoccupazione lì è addirittuta il 3,5% e la qualità della vita in Elvezia è notoriamente bassa. Poi magari agli svizzeri gli dà fastidio vedere alcune facce scure in giro per la città, si sa che il nero non si intona con la neve (che è bianca mica per caso). Un video con le morti bianche dei neri che lavorano in nero per le case dei bianchi che non vogliono andare troppo in rosso in banca forse sarebbe stato più roseo. Sembra che i nigeriani non digeriscano l'Emmentaler, proprio per questo gli astuti ed empatici svizzeri vogliono evitare loro il supplizio della gastrite.

W la sportività




La Gazzetta dello Sport
02 Feb 2008

giovedì 22 novembre 2007

Ibracadabra

Giusto dare 11 milioni di euro a stagione a questo qui. Anche perchè oggi giorno con quella cifra lì ci fai poco. Se per la Cappella Sistina ci fossero stati problemi di budget, er papa lo avrebbero eletto allo Stadio Olimpico, e sai che casino tra tornelli e tonache nominali.

martedì 20 novembre 2007

Milano avanguardia tecnologica

Due stazioni (che distano 300 metri dall'altra) coperte dal segnale della telefonia cellulari. C'è da esserne orgogliosi, mica cazzi. Altro che Nuova York.

giovedì 1 novembre 2007

Sistema Inter

Definizioni. Nel gergo calcistico dicesi "grande quadra" un collettivo di campioni che, dopo aver dominato in lungo e in largo l'incontro, aver sciupato a più riprese e in modo clamoroso la rete del 3-0 e aver infine subito il goal del 2-1 che al minuto 73° riapre la partita, nove secondi (9") dopo la rete degli ospiti - palla al centro e vai - si riporta sul 3-1 e la partita la chiude definitivamente. Nove secondi. Dal sito ufficiale del Genoa: "Fortissimamente Inter. Il Genoa non demerita, se la gioca. Ma deve alzare le mani di fronte allo strapotere fisico e tecnico della capolista". Sistema Inter. Ovvero: delle ammonizioni e squalifiche preventive. Apprendiamo da juventus.it che: "La sconfitta di sabato a Napoli ha lasciato i segni. Oltre ai tre punti lasciati sul campo, i bianconeri perdono ben tre giocatori per la sfida di mercoledì contro l’Empoli. Il Giudice Sportivo ha infatti fermato per un turno Giorgio Chiellini, Nicola Legrottaglie e Antonio Nocerino, diffidati e tutti ammoniti al San Paolo. All'elenco dei bianconeri va aggiunto anche Pavel Nedved che sconterà il secondo dei due turni di stop. Tutti e quattro rientreranno per il big match di domenica sera con l’Inter". Proprio "Sistema Inter", non c'è che dire... Ibra e Vieira. Ancora decisivi i due ex juventini. L'Inter che ieri sera ha avuto ragione di un Genoa in grande condizione (che appena tre giorni fa aveva messo in seria difficoltà la Fiorentina costringendola a un affannoso pareggio) ha confermato ancora una volta di dipendere dai due fuoriclasse dal passato bianconero. C'è infatti lo zampino di Ibra in tutte le quattro segnature interiste contri i Grifoni. E Vieira, onnipresente nel centrocampo interista da due anni a questa parte, ha dettato i tempi con autorità lanciando più volte gli avanti nerazzurri nel cuore dell'area rossoblù. Ce li ha consigliati Capello. Copiato da qui